De Laurentiis, il vecchio che avanza

Ora che anche sir Alex Ferguson ha fatto il gesto dell’ombrello, noi (nel senso di italiani), abituati a questo e a molto di più, ci sentiremo sollevati. Il peggio che avanza non è solo a casa nostra. Purtroppo il pallone italiano ci costringe a continue disillusioni: si tratti di arbitri e arbitraggi, di calcio più o meno da fair play, di presidenti che arrivano con il cocchio e se ne vanno con il cellulare. Quella dei presidenti è una stirpe che non conosce confini, anche nel buongusto. Pensavamo di aver abbandonato il vecchio stampo di confusionari, urlatori, furbastri e furbetti. Ce n’erano tanti, ce n’è ancora qualcuno. Pensavamo che bastasse un bel cognome, non tanto a garanzia di successo (Moratti docet), ma almeno di buongusto, senso civile. Pensavamo ad una grintosa moderazione, non di più, nella nuova stirpe. Ed, invece, cosa ti combina il destino? Le luci della ribalta, ed anche quelle televisive, pare facciano strani effetti. Che dire, sennò, di De Laurentiis Aurelio, un nome, una leccornia di presidente. Chi meglio per riportare Napoli e il Napoli al suo splendore? Ed invece...
Invece cominciamo a vedere il peggio, più del meglio. L’ultima disfida con il suo allenatore Edy Reja è la chicca di un crescendo del personale bon ton: tutto cominciò davanti alle telecamere di Sky ad inizio campionato, ora siamo approdati a quello scambio non proprio da gentleman negli spogliatoi di Napoli. Pare che il De Laurentiis (anni 58) abbia detto a Reja (anni 62). «Non ti metto le mani addosso, perché sei vecchio». Vecchio? Suvvia, guardi la sua carta d’identità. Seguono insulti, minacce e perfino l’auspicata retromarcia di ieri («È stato un atto di nervosismo. Confermo amicizia e stima»). Storie già viste e sentite. Il nuovo che avanza è già vecchio. Quello sì. Solito marchio di garanzia di uno spettacolo. Naturalmente al circo.