De Lillo «richiama» la base: all’Ergife come alla Pallacorda

Marcello Viaggio

È una sorta di rifondazione di Forza Italia quella che va in scena questa sera alle 21 all’Hotel Ergife. Promotori i fratelli De Lillo, Stefano, consigliere regionale, e Fabio, riconfermato consigliere al Comune di Roma con oltre settemila preferenze. Il secondo risultato in assoluto nella Cdl. Più avanti si vedrà se De Lillo uscirà veramente dal gruppo consiliare di Fi, dopo le roventi polemiche per la nomina del capogruppo. Molto dipenderà dagli sviluppi delle prossime 48 ore.
Fabio De Lillo, quali saranno gli argomenti in discussione alla convention oltre al referendum?
«La questione romana del partito, soprattutto. Abbiamo convocato all’Ergife migliaia di quadri, di eletti, di militanti. Siamo in molti a chiederci se il progetto di Fi a Roma è quello di puntare a rivincere qualcosa o quello di emarginare i più giovani e capaci».
Il consigliere di Forza Italia del XVIII, Alessandro Vannini, ha annunciato la nascita del Partito della libertà con Silvio Berlusconi. Secondo Vannini, sarebbero già dieci i municipi in cui il nuovo partito starebbe costituendo i gruppi. Che ne pensa dell’iniziativa?
«So che in molti municipi ci sono consiglieri giovani e non valorizzati, Vannini e i suoi hanno già raccolto molte adesioni. Mi risulta che il partito che vogliono fondare intende essere unitario, raccogliere consensi nell’ambito della Cdl».
De Lillo, dica la verità, a Roma c’è il concreto rischio di spaccare in due Forza Italia?
«Per quanto mi riguarda, no. Nessuno di noi ha intenzione di abbandonare Forza Italia. Vogliamo promuovere una iniziativa che a Roma veda nascere il partito unitario della Cdl, si chiami esso Partito della libertà o Partito popolare europeo, che sotto la guida di Berlusconi ci consenta di vincere ancora a Roma e in Italia».
Domani in via dell’Umiltà si svolgerà un nuovo summit, il quarto dopo il voto, presieduto dal vicecoordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto. Crede che Cicchitto riuscirà a riportare un pò d’ordine nel partito a Roma?
«L’intervento dei dirigenti nazionali è fondamentale, dopo la disastrosa sconfitta al Comune. La sconfitta, a Roma, è dovuta alla decennale mancanza di conduzione democratica del partito. Non si può continuare così. Siamo al punto di rottura».
Lei aveva sperato in una elezione all’unanimità del capogruppo al Comune. Poi le cose sono andate esattamente al contrario...
«La storia parla chiaro. Nel ‘97 venne affossata a maggioranza la candidatura di Franco Frattini. A partire dal 2001 hanno sfiduciato Gaetano Rizzo, si sono alternati 5 capogruppi, sono usciti dal partito 7 consiglieri su 10. E adesso, a soli 18 giorni dalle elezioni, hanno escluso dalla carica di capogruppo i due consiglieri più votati, Bordoni e me. Non c’è stato dialogo».
An e l’Ulivo, al contrario, stanno ancora discutendo...
«Loro arriveranno a una soluzione condivisa. Da noi invece la maggioranza interna ha fatto tutto in quattro e quattr’otto».
Con le ultime elezioni Fi ha perso anche roccaforti come Civitavecchia e Pomezia. Che ne pensa?
«Eppure ancora non si sa chi sia il coordinatore provinciale. Se Angelo Santori, che è subentrato ad Alfredo Antoniozzi, candidato vicesindaco. O se quest’ultimo riprenderà il suo posto. È questa la risposta che diamo a migliaia di militanti che si sono duramente impegnati in questi mesi?».