De Lucchi, l’architetto che amava le tempere

Alle origini c’è un disegno. Queste le parole alla base del lavoro dell’architetto e designer Michele De Lucchi. Fino al 17 novembre la Galleria Antonia Jannone di corso Garibaldi 125, specializzata da anni in architettura e pittura legata alla progettazione, mette in mostra quaranta disegni a tempera di grande e medio formato, appunti, acquerelli, realizzati dal 2003 al 2005. Convinto assertore dell’architettura radicale e sperimentale, De Lucchi (classe 1951), ferrarese di origine ma milanese di adozione, è stato tra i protagonisti dei Movimenti Cavart, Alchymia e Memphis. Disegnatore di arredi per aziende italiane ed europee, è stato responsabile del design per Olivetti dal 1992, elaborando alcune teorie personali sull’evoluzione dell’ambiente di lavoro. Tra i progetti sperimentali perseguiti con successo: Compact Computers, Philips, Siemens, Vitra. In Giappone De Lucchi ha ristrutturato edifici per Ntt; in Germania per Deutsche Bank; in Svizzera per Novartis e in Italia - oltre a Olivetti - Enel, Piaggio, Poste Italiane, Hera, Intesa San Paolo, Telecom Italia. Curatore anche di allestimenti di mostre d’arte, l’instancabile De Lucchi ha pensato di riordinare gli spazi della Triennale di Milano, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Neues Museum di Berlino, sempre con la tecnologia dell’artigiano, lasciando la materia a vista e studiando con le forme con massima linearità. Dopo avere fondato nel 1990 «Produzione Privata», impresa nel cui ambito lo stesso De Lucchi disegna prodotti che vengono realizzati secondo la sua filosofia, si è dato alla ristrutturazione del Teatro Franco Parenti (oggi conclusa) e alla Fondazione Cini di Venezia, nonché al rinnovamento dei Musei del Castello Sforzesco di Milano, salvo la pinacoteca che è opera storica di Franco e Marco Albini. Ma l’attività di De Lucchi non si limita agli allestimenti: suoi molti progetti di riqualificazione di edifici e aree urbane in Italia e all’estero. Il suo Studio «Amdl Srl», ha sede sia a Milano che a Roma. «La sua notorietà è stata amplificata anche dal fatto che il Centro George Pompidou di Parigi ha acquistato un numero rilevante dei suoi lavori e una selezione dei suoi progetti è esposta in vari musei di tutto il mondo», spiega Antonia Jannone. Nel 2006 ha ricevuto la laurea ad honorem della Kingston University, per il suo contributo alla «qualità della vita». Era giusto che Milano gli rendesse omaggio.