De Magistris e Forleo attacco ai politici in tv

La gip di Milano difende il collega di Cantazaro, che indaga su Prodi e Mastella vuole tarsferire: "Ha scoperchiato pentole, perciò subisce pressioni". Scontro su AnnoZero. Di Pietro a Mastella: "Cose che nemmeno in Birmania"

Roma - Il copione si ripete. E i due grandi duellanti del governo Prodi, Clemente Mastella e Antonio Di Pietro, quasi senza soluzione di continuità, tornano ad affrontarsi sul ring della polemica politica, accendendo nuove scintille e lanciandosi nuove taglienti accuse. Il match, l’ennesimo tra i due, va in scena il giorno dopo l’archiviazione per un solo voto del caso Visco. In un clima già plumbeo e lacerato arriva la richiesta, rivolta da Clemente Mastella alla sezione disciplinare del Csm, di acquisire gli atti della Prima Commissione relativi al pm di Catanzaro Luigi de Magistris, in vista della decisione sul suo trasferimento d’ufficio urgente. Un «invito» - quello alla rimozione del pm che sta indagando su una storia di tangenti e frodi ai danni dell’Unione Europea in cui compare anche il nome di Romano Prodi - che fa il paio con il primo affondo del 20 settembre scorso quando il ministro della Giustizia chiese al tribunale delle toghe di mandare via da Catanzaro il sostituto procuratore e il capo dell’ufficio, Mariano Lombardi.

La richiesta è di quelle pesanti. Ma la reazione più netta e furente è quella di Antonio Di Pietro. Il ministro per le Infrastrutture esprime solidarietà al pm Luigi de Magistris. E detta parole di fuoco contro il suo collega di governo e contro le interrogazioni parlamentari presentate dall’Udeur contro «Anno Zero». «Lunedì 8 ottobre il Csm deciderà in merito al trasferimento del pm di Catanzaro Luigi de Magistris in seguito alla richiesta del ministero di Grazia e Giustizia - spiega Di Pietro -. De Magistris sta indagando su possibili relazioni tra uomini delle istituzioni e associazioni criminali, chiederne il trasferimento vuol dire non aver capito nulla di quello che sta succedendo nel Paese. Questa richiesta è percepita dall’opinione pubblica come l’ennesimo atto di prevaricazione della classe politica»

Di Pietro sposta poi il tiro contro le proteste, provenienti dall’Udeur, contro la puntata, andata in onda ieri sera, di «Anno Zero» sul caso De Magistris. «In questo clima non si può chiedere che la puntata di Anno Zero dedicata a De Magistris non vada in onda - rilancia Di Pietro -. Il mio commento è che solo in Birmania possono succedere cose simili, e forse neppure lì. L’informazione non la fanno, o almeno non la dovrebbero fare, i ministri ma i giornalisti. Si chiamino Floris o Santoro, finché riportano la verità fanno solo il loro dovere e vanno lasciati in pace. Luigi De Magistris ha tutto il mio appoggio». E una accorata difesa del pm di Catanzaro arriva anche dal gip di Milano, Clementina Forleo, che ad «Anno Zero» dichiara che «De Magistris sta subendo intimidazioni e pressioni per aver scoperchiato pentole che non andavano scoperchiate. Si è imbattuto nei poteri forti e negli interessi dei poteri forti».

Si attende a questo punto il giorno della verità, ovvero il giudizio del Csm, che dovrebbe essere lunedì prossimo. Il vicepresidente, Nicola Mancino, non esclude, però, che possa slittare la decisione dell’organo di autogoverno dei magistrati visto che «ci sono ancora atti che stanno arrivando agli uffici e bisogna vedere che tipo di garanzie dare ad accusa e difesa». In attesa del giudizio su De Magistris, l’affondo di Di Pietro non resta senza conseguenze. Dall’Udeur, infatti, parte subito la controffensiva polemica contro il leader dell’Italia dei Valori. A prendere la parola è il presidente dei senatori dell’Udeur, Tommaso Barbato. «Un ministro che dice bugie dovrebbe dimettersi. Ieri il suo capogruppo alla Camera ha ammesso l’uso del volo di Stato da parte del ministro Di Pietro, il quale, neanche un mese fa, affermava candidamente in tv di non averne mai visto uno. Di Pietro ha quindi candidamente mentito al Paese».

Il botta e risposta, sul filo dell’insulto e delle accuse reciproche, insomma, non accenna a stemperarsi. E, come se non bastasse, alla querelle sull’utilizzo dei mezzi di trasporto dello Stato contribuisce anche Francesco Storace. Il leader de «La Destra» apre un altro fronte polemico contro Clemente Mastella. Lo fa in una interrogazione in cui chiede conto al ministro di un presunto uso spericolato dell’auto di servizio per arrivare in tempo a votare sul caso Visco. «Al Senato, il governo si è salvato per un solo voto: quello decisivo di Mastella, precipitatosi in aula dalla trasmissione Porta a Porta» scrive Storace. «Mi chiedo se ci siano state, da parte di Mastella, violazioni alla stregua di quanto fu contestato al senatore Selva, per aver utilizzato un ambulanza per evitare il traffico». In particolare, Storace chiede di sapere se «la Procura di Roma (analogamente a quanto accaduto al senatore Selva) non abbia in animo di aprire un fascicolo a carico di Mastella e se sia stato fatto uso di lampeggianti e siano stati provocati disagi particolari al traffico».

Sullo sfondo c’è anche la voce di un altro protagonista dell’«antipolitica» che torna a farsi sentire. Beppe Grillo, infatti, torna ad alzare la voce contro il Tg1 e dichiara guerra contro l’ammiraglia dell’informazione Rai. «Il nostro dipendente Gianni Riotta, pagato con il nostro canone, ha dedicato la scorsa domenica sul Tg1 un servizio di un minuto e 23 secondi al nostro blog, associandolo al nazismo e al negazionismo. C’è un’unica risposta possibile: cambiate canale».