De Magistris "forcaiolo" e Pisapia "estremista" Ma adesso Pd e Terzo polo fanno il tifo per loro

Il voltafaccia di Fassino e Bocchino. Il sindaco di Torino se la prese con l'ex pm quando provò a indagare su Rutellli e il vicepresidente di Futuro e Libertà fino a ieri ha sempre criticato il candidato di Sel

Roma «Cosa bisogna fare ora? Compattarsi su de Magistris, piaccia o non piaccia». Ed è facile immaginare che a lui, Vincenzo De Luca, già candidato Pd alla regione Campania, non piaccia affatto, visti gli scontri tra lui e l’ex pm quando quest’ultimo capeggiava la fronda Idv contro l’appoggio a De Luca («candidato improponibile»). Si fermasse solo qui la stranezza del melting pot elettorale per sostenere la corsa di de Magistris, che da magistrato ha indagato mezzo Pd, il quale ora - pur di non perdere la partita col Pdl - sposa «l’istinto giustizialista vagamente forcaiolo» del dipietrista, come ebbe a dire Giorgio Merlo, deputato Pd, qualche anno fa. E Fassino, neosindaco di Torino? Quando de Magistris provò a toccare Francesco Rutelli, all’epoca piddino, sbottò indignato: «È una forzatura, si vuole tirare per i capelli un politico su cui non ci sono dubbi. Queste inchieste sono fondate sul presupposto “indaghiamo su un politico tanto qualcosa emerge”. Mi ricordano il proverbio cinese “quanto torni a casa picchia tua moglie, lei sa perché”. Siamo in uno stato di diritto e chi indaga deve dimostrare le accuse che muove». Capito de Magistris, candidato sindaco sostenuto dal Pd? Chiedere anche a Luciano Violante, che quando de Magistris fu rimosso dai suoi incarichi alla procura di Catanzaro plaudì la decisione del Guardasigilli, una «risposta adeguata a una vicenda gravissima» (che invece de Magistris descrisse come un golpe).
Per non parlare del Fli, che appoggia in incognita il candidato Idv, ma che quando erano ancora nel Pdl, da Consolo alla Bongiorno a Fini stesso, provavano orrore per i metodi dell’ex pm. Trovando in de Magistris lo stesso fastidio all’idea di una qualche vicinanza, visto che «un’alleanza elettorale stile Cln, con Fini e Udc, non è percorribile, a meno che Berlusconi non porti i carri armati nelle piazze». Eppure gli è riuscita, senza carri o lanciarazzi nelle piazze di Napoli.

Su Giuliano Pisapia si sarebbe registrato la stessa freddezza, se la sua investitura alle primarie non fosse coincisa con la fase più acuta dello scontro tra Pdl e finiani (con Fli ancora in fasce). Eppure i colonnelli di Fini, pur tifando in ogni modo per un tonfo della maggioranza a Milano, non possono che prendere le distanze dal candidato dell’ultrasinistra. Secondo Italo Bocchino, capo in pectore di Fli, Pisapia è «un estremista» (però lo è anche la Moratti perché lo attacca in tv») che «è sceso in campo per rompere il centrosinistra». Però se riuscisse a rompere l’asse Pdl-Lega, i finiani brinderebbero a champagne all’estremista Pisapia. Così anche gli altri terzopolisti, quelli dell’Udc, ad ogni pie’ sospinto hanno rimarcato di essere una casa diversa da Pisapia, il cui progetto è «alternativo a quello dell’Udc». Ufficialmente il partito di Fini non dà indicazioni né a Napoli né a Milano, dove ha pochi voti. Però tifa per la sconfitta del Pdl, ovviamente. Più influenza ha il Fli nel capoluogo campano, dove Italo Bocchino può spostare preferenze, e anche qui è piuttosto probabile che il colonnello Fli dia indicazioni non ufficiali ma ufficiose di affondare Lettieri, candidato Pdl. Se non è l’affinità a muovere i voti, l’odio tra nemici può essere una molla più che sufficiente.