De Magistris insiste: "Duro attacco alle istituzioni"

Notificata al magistrato la revoca dell’inchiesta Why not. Oltre all'incompatibilità tra magistrato e Guardasigilli c'è anche la "fuga di notizie"

Catanzaro - «Un duro attacco alle istituzioni e all’autonomia dei magistrati». Così Luigi De Magistris al Tg3 della Calabria dopo la notifica da parte del procuratore generale che ha avocato a sé l’inchiesta Why not. Lo stesso Pm, chiarendo una sua precisa affermazione sull’invio di minacce e proiettili, ha così proseguito: «Questo clima pesante con l’invio di proiettili e minacce non agevola certo la situazione già di per sé abbastanza rovente. Resto sereno e continuo nel mio lavoro ribadendo la piena fiducia nei confronti del Csm».

Notificata la revoca dell'inchiesta La procura generale del Tribunale di Catanzato, ha notificato questa mattina al procuratore capo della repubblica catanzarese, Mariano Lombardi, il provvedimento con il quale la Procura generale del capoluogo calabrese ha deciso di avocare a se l’inchiesta «Why Not», relativa ad un presunto uso illecito di fondi comunitari e nazionali destinati alla Calabria. A sua volta il procuratore Lombardi ha notificato il provvedimento al sostituto procuratore Luigi De Magistris. Nell’inchiesta aperta dal pm De Magistris, risultano iscritti nel registro degli indagati il presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, politici di centrodestra e centrosinistra ed anche militari ed esponenti dei servizi segreti.

Incompatibilità e fuga di notizie Il provvedimento, firmato dal procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, contiene le motivazioni dell’avocazione dell’inchiesta che, secondo quanto si è appreso, non sarebbero limitate soltanto all’incompatibilità di De Magistris, che sarebbe scattata dal momento in cui ha iscritto Mastella nel registro degli indagati, considerato che Mastella ha avanzato al Csm una richiesta di trasferimento dello stesso pm in servizio a Catanzaro, ma anche per la fuga di notizie dell’iscrizione del ministro nel registro degli indagati. La notizia fu pubblicata sabato scorso dal quotidiano «Libero».