De Magistris lascia l'Anm: "Non rappresenta i magistrati"

Dopo la
decisione del Csm di trasferirlo d’ufficio da Catanzaro e di obbligarlo a lasciare le funzioni di
pm, De Magistris abbandona il sindacato delle toghe. Duro atto di accusa contro l'organo di autogoverno dei magistrati

Roma - Luigi De Magistris si dimette dall’Associazione nazionale magistrati. La decisione - scrive il pm di Catanzaro in una lettera che sarà nel numero dell’Espresso domani in edicola - che aveva già preso "da alcuni mesi", ma rispetto alla quale aveva aveva deciso di soprassedere, visto anche il processo disciplinare cui era stato sottoposto. Ma poi, dopo la decisione del Csm di trasferirlo d’ufficio da Catanzaro e di obbligarlo a lasciare le funzioni di pm, De Magistris ha definitivamente scelto di abbandonare il sindacato delle toghe. Così aveva fatto, nelle scorse settimane, anche il pm di Milano Ilda Boccassini.

Decisione presa da mesi "Già da alcuni mesi avevo deciso, seppur con grande rammarico, di dimettermi dall’Associazione nazionale magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. Adesso - scrive De Magistris - è il tempo che tutti i nodi vengano al pettine. Vado via da un’associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta, con le condotte ed i comportamenti di questi anni, portando, addirittura, all’affievolimento ed all’indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione".

Duro atto di accusa La lettera di De Magistris rappresenta un duro atto di accusa nei confronti del sindacato delle toghe, di cui denuncia i giochi di potere: "L’Anm, che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura, negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura normalizzata non sapendo e non volendo "stare vicino" ai tanti colleghi (sicuramente i più bisognosi) che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito, di fatto, a rendere sempre pi— arduo l’esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge".

Pericoloso scambio di ruoli Secondo il magistrato che ha indagato il premier Romano Prodi e l’ex Guardasigilli Clemente Mastella, l’Anm "è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il giro, si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole. Anche io, per un periodo - continua De Magistris - ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall’interno, l’associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine".

E anche il Csm , che lo ha condannato e che è "composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata".