«De Magistris va spostato perché parla troppo»

Gli ispettori del Guardasigilli accusano il magistrato che sta indagando su Prodi. La toga calabrese: «Mi difenderò nelle sedi istituzionali»

Si fa intervistare troppo, c’è il sospetto che stia dietro alla fuga di (sue) notizie coperte dal segreto istruttorio, le perquisizioni che dispone sono illegittime, il (suo) modo di indagare è costellato da omissioni ed errori procedurali. È durissima la relazione degli ispettori del ministero della Giustizia sul conto di Luigi De Magistris, il pm che ha messo sotto inchiesta Romano Prodi e che è incappato nelle ire del Guardasigilli, Clemente Mastella, per averlo incidentalmente intercettato mentre parlava al telefono con il personaggio chiave dell’inchiesta «Why Not», quella sul comitato d’affari politico-massonico tra la Calabria e Bruxelles.
Per gli 007 di via Arenula, l’attività del pubblico ministero catanzarese è meritevole di un’azione disciplinare con conseguente trasferimento ad altro ufficio per vari motivi. Soprattutto per la singolare gestione del procedimento sulle cosiddette «Toghe lucane» nel quale De Magistris - fanno intendere gli ispettori - avrebbe dato il peggio di sé infischiandosene di informare il suo diretto superiore, il procuratore Mariano Lombardi: «Nonostante la co-delega del suo capo - si legge nella relazione - procedeva autonomamente agli interrogatori di numerosi magistrati e all’emissione di provvedimenti, tra i quali il decreto di perquisizione locale nei confronti del procuratore generale di Potenza, di un parlamentare, di un alto funzionario della polizia di Stato, del presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati». Alcune gravi anomalie nella trattazione del fascicolo, insistono i «segugi» del ministro Mastella, «hanno determinato disastrose conseguenze sull’amministrazione della giustizia penale della Basilicata». E ancora: «De Magistris ha gestito il suo ufficio in modo macroscopicamente inadeguato e da lui sono arrivati inammissibili e incontinenti sfoghi alla stampa e in tv riguardo l’inchiesta sulle toghe lucane, con espressioni fuori luogo come “vogliono togliermi le inchieste”, “vogliono fermarmi”, “c’è una funzione scellerata di settori importanti della magistratura”». Un’inchiesta che si è contraddistinta - insistono gli 007 - anche per una serie di decreti di perquisizione giudicati abnormi: «In special modo quello al procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, connotato da gravi anomalie sotto il profilo formale, strutturale e funzionale, privo di motivazioni adeguate, emesso in violazione dello specifico provvedimento di co-delega e delle norme regolatrici dell’attività dell’ufficio dal solo sostituto De Magistris». In ogni atto - concludono i funzionari ministeriali - si evidenzia «la mancata pertinenza di gran parte delle motivazioni; l’impropria e inconferente diffusione di atti dell’indagine e dell’oggetto delle investigazioni in corso; la ricerca di cose pertinenti a reati per i quali Tufano non risultava indagato. E poi per grave e inescusabile negligenza e inammissibile superficialità, il pm De Magistris ha agito in modo macroscopicamente inadeguato e ha omesso di far rispettare le disposizioni sull’organizzazione, sul controllo dell’attività del suo ufficio e sulla sua sicurezza a indagini ancora aperte». Un esempio? «Non solo sono stati pubblicati il contenuto e interi stralci dei verbali degli interrogatori resi a De Magistris dai colleghi di Potenza Vincenzo Montemurro, Rocco Pavese e Alberto Iannuzzi, che erano stati sentiti come persone informate sui fatti», fanno osservare gli ispettori. Ma è andato «smarrito l’intero sottofascicolo delle intercettazioni compiute nell’ambito del procedimento». Tanto quanto De Magistris, è meritevole di trasferimento seduta stante anche il procuratore capo Mariano Lombardi che ha chiuso un occhio sull’attività del suo sostituto «non interessandosi dell’inchiesta, né segnalando a chi di dovere le scorrettezze del suo sostituto». Così facendo «Lombardi ha leso le norme regolatrici dell’attività dell’ufficio, una violazione da ritenersi grave, vista la particolare rilevanza del provvedimento di perquisizione» a carico di personaggi di una certa importanza». A tarda sera De Magistris ha risposto per le rime: «Alle accuse che mi vengono notificate attraverso i media, e che io non conosco, non risponderò a mezzo stampa ma in tutte le sedi istituzionali, convinto di dimostrare non solo la correttezza del mio operato ma anche di avere sempre agito nell’interesse esclusivo della giustizia».