De Mauro sepolto al posto del boss? Dopo 37 anni riesumato il corpo

La procura di Catanzaro vuole verificare la tesi di un libro: nella bara ci sarebbe il giornalista rapito dalla mafia, mentre il malavitoso avrebbe cambiato identità

Roma - Piomba sul processo che la Procura di Palermo ha aperto per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, avvenuta nel settembre 1970, la notizia che la Procura di Catanzaro ha deciso di riesumare la salma di un vecchio boss della ’ndrangheta, Salvatore Belvedere. Il pm calabrese Gerardo Dominijanni intende verificare l’accusa lanciata attraverso le pagine di un libro, secondo cui in realtà si tratterebbe delle spoglie di De Mauro. La Dda ha preso la sua decisione dopo aver avuto conferma da un collaboratore di giustizia di quanto contenuto nel libro del giornalista Arcangelo Badolati, secondo cui le ossa scoperte in Sila e attribuite dal figlio a Belvedere, evaso dal carcere a settembre del 1970, in realtà erano del giornalista dell’Ora. Il boss sarebbe scappato in Corsica cambiando identità. Al giallo delle ossa il giornalista della Gazzetta del Sud aggiunge quello della morte del collega Ezio Calaciura, avvenuta a causa di un incidente non molto chiaro nel 1972. La moglie di Calaciura ha sempre sostenuto che il marito era morto mentre stava portando avanti l’inchiesta sulla morte di De Mauro. La tesi dell’autore del libro ’Ndrangheta eversiva (Klipper editore) ricostruisce la vicenda delle ossa attraverso confessioni di pentiti, relazioni riservate e documenti investigativi. Il pm palermitano Ingroia non è stato informato delle decisioni della Dda di Catanzaro e alla notizia si è dichiarato molto perplesso: «Ho molti dubbi sulla versione del libro. Aspettiamo la riesumazione». I parenti di De Mauro sono stati invece informati anche perché se dovesse risultare che il Dna di Belvedere è diverso da quello dei suoi familiari, «bisognerà procedere al confronto genetico con la figlia del giornalista», spiega Francesco Crescimanno, legale della famiglia. Anche lui molto perplesso sull’ipotesi Badolati, così come la figlia di De Mauro. Entrambi comunque saranno presenti alla riesumazione.

Il processo De Mauro è stato aperto a Palermo da poco più di un anno dopo la chiusura delle indagini di Pavia sulla morte di Enrico Mattei. Una delle piste per la scomparsa del giornalista è proprio quella legata alle inchieste che stava facendo per conto del regista Rosi sull’ultima giornata del presidente dell’Eni in Sicilia, da dove partì alla volta di Milano, ma l’aereo esplose a Bescapè poco prima dell’atterraggio. La seconda pista che percorre il pm Antonino Ingroia è legata al golpe Borghese, di cui De Mauro era venuto a conoscenza, e nel quale erano coinvolti i mafiosi palermitani. Su questi due filoni va avanti il processo che cerca di mettere un punto alla scomparsa di un giornalista irrequieto e all’epoca molto famoso.

Un processo che ripercorre un periodo della storia italiana che dalla morte di Enrico Mattei arriva al golpe borghese. Unico imputato Totò Riina, visto che gli altri capi della Cupola di allora, Stefano Bontade, Tano Badalamenti e Luciano Liggio, sono tutti morti.