De Megni sbaraglia tutti il «Grande fratello» è suo

Al ragazzo di Città di Castello i 900mila euro del premio finale. Filippo Bisciglia è secondo. A sorpresa i padri dei finalisti cantano «All’alba vincerò» in una parodia dei Tre tenori

Paolo Giordano

da Milano

All’inizio, ieri sera ben dopo le ventuno, non si capiva chi fosse più emozionato. Lei, Alessia Marcuzzi, in abito da sera bianconero stile Grace Kelly (e vabbè). Loro, cioè Filippo il romanticone, Augusto lo sveglio e Fabiano il Taricone, attrezzati con giacca e gommina per la partita del momento: la finale del Grande fratello edizione numero sei, annunciata come quella del crac e invece sopravvissuta con onore ben sopra il trenta per cento di share. Insomma, tutti con i visi tirati. Ma quando i tre campeones hanno dovuto indossare, nell’ultimo grottesco rituale di questo tipo di reality, la divisa panterata da Tarzan e fingere un provino davanti a Valeria Marini vestita come Jane (ma scusate, dov’era la differenza rispetto al solito?) allora il dubbio si è risolto. I ragazzi si sono slegati che neppure all’Actor’s Studio e tra le finte liane dello studio si aspettava solo il ciak di qualche regista. E così alla fine la più emozionata è rimasta lei, la candida Marcuzzi all’esame finale, affrontato con due orecchini enormi che trillavano come nacchere per la tensione. Ha trascorso la vigilia facendo le prove e ieri è entrata in scena carica come una molla, anzi come una Iena, forse la più spontanea fra tutte le grandi sorelle (Bignardi e D’Urso prima di lei) che in questi anni hanno presentato il padre di tutti i reality e anche di tutte le ipocrisie tivù: a dar retta alla gente per strada, nessuno lo guarda, per carità. Ma poi a giudicare lo share, è il contrario. E anche ieri sera almeno un telespettatore italiano su tre era lì davanti allo schermo per godersi con gioia perfida il collanone da Spartacus di Fabiano Reffe e le sue lacrime mentre la madre gli portava sfortuna dicendo: «Comunque la prima vittoria è stata quando sei nato tu». Infatti è arrivato terzo. Oppure il mento tremulo di Filippo Bisciglia, che davanti a mammà in collegamento video aveva la faccia da vitellone a fine estate: occhi lacrimosi sì, ma la messimpiega e le meches erano comunque perfette. Fantastico, neanche Ridge.
D’altronde volete mettere il trucco dei Paparotti, ossia dei tre papà dei finalisti - con Dino De Megni al centro - nella parte e nello smoking dei Tre tenori in un surreale All’alba vincerò in playback.
Quando sono rimasti solo in due a giocarsi i modici novecentomila (900.000) euro finali, mentre Fabiano in giubbotto di pelle nero lamentava la durezza del Grande fratello «perché io prima ero abituato a fare un’altra vita, di notte, nelle discoteche» e poi grugniva davanti ad Aida Yespica in versione lap dance, allora Alessia Marcuzzi ha davvero preso in pugno il programma e lo ha fatto persino con la mimica facciale, con il lieve aggrottarsi delle ciglia e l’inasprirsi della voce a scandire la suspense. E il capolavoro - si fa per dire - è stato l’annuncio della vittoria di Augusto De Megni, una vittoria prevista quantomeno sulla carta - lui, l’ex rapito risarcito dalla sorte - che lei ha trasformato in una bella climax spettacolare mescolando stupore e aggressività, allegria e disincanto. Tra tutti gli abituali bocciati del Grande fratello (primo fra tutti il buon gusto e la Platinette culinaria) almeno c’è una quasi promossa.