De Michelis: "Nessuna sorpresa: anche in Tangentopoli il Pci non era pulito"

L'ex ministro Psi: "Mi vien da dirlo, chi la fa l'aspetti. Il Pd non ha mali oscuri, soltanto dirigenti penosi"

Roma Onorevole Gianni De Michelis, non dirà «l’avevo detto...».
«No, non lo dico».
Non dirà che è la nemesi.
«Non lo dico. Anche se la tentazione c’è: chi la fa l’aspetti...».
Non dirà che era meglio la prima Repubblica?
«Questo lo dico, forte e chiaro: la Prima era molto meglio della Seconda, e non già la sentina di tutti i mali. Almeno la politica non era così debole, e assicurava una governabilità nella media dei governi europei...».
La Tangentopoli del Pd chiude tutti i conti con la presunta «diversità» di postpiccì e postdc di sinistra.
«Non mi stupisce, perché entrambi non erano affatto più puliti degli altri partiti spazzati via dai giudici nel ’93-94. Anzi, i comunisti erano peggio: perché al reato del finanziamento illecito associavano il finanziamento diretto dall’Urss. Emerge oramai dai documenti storici: Berlinguer parlava di questione morale, ma poi scriveva per sollecitare i soldi da Mosca».
Storia, appunto. Incombe la cronaca: Domenici s’è incatenato, Cioni minaccia il Pd fiorentino, Bassolino non si dimette, la Iervolino strepita.
«Alcuni di costoro non li conosco nemmeno. Cioni mi fa simpatia, usa il vecchio metodo del “muoia Sansone con tutti i filistei”... Bassolino si sa che era un bluff, come la sua “primavera napoletana”, che ha coperto una semplice occupazione del potere. Questi non hanno saputo gestire neppure l’abc, cosa che è emersa chiara quando sono stati sommersi dai rifiuti».
Il Pd ha un male oscuro.
«Macché oscuro: emerge una classe dirigente penosa. Cacciari straparla sentendosi un Cattaneo, Chiamparino pensa di essere Cavour... Mi sembrano come i naufraghi sulla zattera di Medusa».
Un partito devastato dai cacicchi di provincia, come ha scritto Zagrebelski.
«Di provincia? No, la situazione di Napoli o Venezia è uguale a quella della Roma di Rutelli e Veltroni. Basti ricordare quell’inchiesta di Report sul piano regolatore veltroniano...».
Veltroni e D’Alema, siamo a un duello all’ultimo sangue.
«Non li giudico, sono politici a tutto tondo, figli di un’epoca che non c’è più. Sembrano poco attrezzati: certo, Veltroni è il nulla, D’Alema è più simpatico e almeno si dichiara ancora comunista. Un comunismo che andava già male quando c’era Breznev... Ecco, forse si può dire che sono figiciotti travolti dai tempi. Un giorno però scriverò la storia di due generazioni di figiciotti: i vincenti, quelli cinesi, e i perdenti...».
Si dice che le bufere giudiziarie saranno usate dall’uno contro l’altro.
«Questo non lo so, leggo sui giornali ciò che accade. È una guerra tra bande a tutti i livelli, che ora si scarica anche all’interno del Pd. Ma è colpa di una politica morta quando Mani pulite ha distrutto i partiti, e sono emersi gli interessi concreti, che si scontrano senza più regole. Come si vede persino nell’incredibile conflitto tra le Procure di Salerno e Catanzaro».
Il Pd langue, Di Pietro gode.
«Potrà guadagnare qualche voto, ma non è in grado di rappresentare alcun disegno di opposizione. Non voglio scendere su questo terreno: il personaggio somiglia a quei frati dell’Inquisizione che bruciano le streghe e gridano al male del mondo, ma poi gli si scoprono vizi e difetti peggiori di quelli degli altri. È noto che le prassi vigenti nel suo partito sono simili a quelle che denuncia. Lui però si copre stando sempre dalla parte dei giudici».
Che cosa resterà in piedi?
«Incredibile che in pochi mesi abbiano distrutto la sinistra e qualsiasi opposizione credibile. È folle che il Pd possa esplodere ora, persino prima delle Europee, quando il Paese avrebbe bisogno del concorso di tutti, magari con una formula di grande coalizione. E comunque per Berlusconi sarebbe preferibile avere il diaframma di un’opposizione, davanti a una situazione economica terribile, che impone scelte ardue, quasi impossibili».
Teme il dissolversi del Pd?
«Mi augurerei che il Pd fallisca il più presto possibile. Ma per la sua incapacità politica, non perché li arrestano tutti».