De Mita e gli altri: i «freschi» over 65 da Terza Repubblica

Le vie del centro di Roma sono un forno a cielo aperto, ma a Montecitorio la bolletta energetica non è (ancora) un problema, e appena varcato il portone sembra di essere entrati in uno shopping mall di Houston, con la temperatura che si abbatte di una ventina di gradi. «Per questo sono qui: non per la compagnia, ma per l’aria condizionata», spiega un abbronzato Ciriaco De Mita ai molti giornalisti e parlamentari che lo vanno ad omaggiare quando lo avvistano in Transatlantico.
L’ex segretario della Dc, ex premier e - rivela lui - mancato presidente della Camera («Nel ’92 mi offrirono la carica, ma rifiutai, perché volevo occuparmi della Bicamerale per le riforme. Il primo che mi venne ad abbracciare dopo il mio no fu Scalfaro, e capii il perché quando il giorno dopo venne eletto lui») tiene corte su un divanetto, e spazia senza problemi dalla storia della Prima repubblica alle cronache della Seconda. Di cui poco gli sfugge: neppure la proposta di legge annunciata dal suo discepolo post-Dc Peppe Fioroni, oggi Pd, che vuole impedire agli over 65 di candidarsi per il Parlamento.
De Mita - ottantatre anni lo scorso febbraio - è tranchant, lui farebbe l’esatto contrario: «Mi pare una stronzata. Quelli sotto i sessantacinque anni che oggi fanno politica a me sembrano tutti polli di batteria, altro che rinnovamento», dice accennando con la mano ai deputati che vagano in attesa di essere chiamati a votare in aula. Un giornalista insinua maligno che Fioroni deve avercela col suo ex mentore politico Franco Marini, ma lui non raccoglie. Arriva a salutarlo Arturo Parisi, e De Mita lo fulmina: «Arturo, quanto sei invecchiato!». Il professore sardo incassa con stile: «Tu invece sembri un ragazzo: è la fortuna di voi calvi, una volta persi i capelli non invecchiate più».
La tagliola dei 65 auspicata da Fioroni scatterebbe l’anno prossimo anche per Ugo Sposetti. Ma l’ex tesoriere dei Ds se la ride sotto i baffi (bianchi): «Mi spiace per Peppe, ma io chiederò una deroga e qui ci torno lo stesso», assicura. E mentre la giovane Debora Serracchiani insorge contro la proposta «discriminatoria» di Fioroni, qualcuno che invece se ne vuole andare c’è: Pierluigi Castagnetti, classe 1945, presidente della giunta per le autorizzazioni oggi alle prese con le richieste di arresto per Papa e Genovese: «Io qui non ci torno neanche se me lo chiedono per legge, basta. E non certo perché lo dice Fioroni...».