De Mita: lascio il Pd, offeso da Veltroni Visco non si candida

L'ex presidente del Consiglio: "I criteri per le candidature fanno riferimento all’età, non all’intelligenza. Lo ritengo un insulto". Veltroni: "Mi spiace, ma è giusto dare spazio ad altri"

Roma - "I criteri per le candidature fanno riferimento all’età, non all’intelligenza. Lo ritengo un insulto, non ci sono più le condizioni per la mia partecipazione al partito". Con queste parole Ciriaco De Mita annuncia l’abbandono del Pd. L’ex premier prende la parola per primo al coordinamento nazionale e dice: "io nell’applicazione dello statuto sono vittima dell’età. Mi ribello e vi lascio". Poi, De Mita si ferma a parlare con i giornalisti e spiega che il suo intervento è durato pochissimo, "ho parlato 27 secondi. Ho spiegato che la mia partecipazione alla costruzione del Pd è sempre stata accompagnata dalla preoccupazione e dai dubbi, ma ho sempre pensato di concorrere alla costruzione di un soggetto nuovo e democratico. Ma - osserva - siamo in presenza di un partito che fonda la sua costruzione più su un desiderio che sulla realtà" aspirando al modello americano che "è improponibile".

La replica di Veltroni "A me dispiace che Ciriaco De Mita abbia deciso di non restare nel Pd". Però "è giusto fare spazio ad altri". Così il segretario del Pd, Walter Veltroni, ai giornalisti al termine della riunione del coordinamento nazionale sull’addio di Ciriaco De Mita. 

Anche Visco lascia "Dopo 24 anni di presenza in parlamento e dopo 7 legislature, ci sono motivi oggettivi (e soggettivi) per ritenere conclusa la mia esperienza parlamentare". Inizia così la lettera che ieri mattina Vincenzo Visco ha inviato a Walter Veltroni per comunicargli la sua decisione di non ricandidarsi alle elezioni del 13 e 14 aprile. Il viceministro punta l’attenzione sul cambiamento e sul rinnovamento generazionale, spiegando i motivi della sua decisione come legati anche alla sua attività, cioè principalmente indirizzata alla soluzione di problemi concreti. Nella lettera si legge infatti: "E in verità la mia vocazione principale e le mie capacità riguardano principalmente la soluzione di problemi concreti" e l’individuazione di "ipotesi di riforme utili per il Paese e, quindi, l’attività di governo ben più dell’attività legislativa". Prosegue Visco: "Da questo punto di vista la mia presenza in Parlamento non è decisiva. Al tempo stesso, in questi anni, ho lavorato molto all’organizzazione politica e culturale indirizzata alla formazione di giovani economisti, interessati alla politica e ai problemi del Paese. Ritengo dunque che la mia rinuncia alla candidatura possa e debba essere l’occasione per valorizzare e promuovere alcuni di questi giovani".