«De Pasquale mi ha fatto processare perché parlavo coi prof dei miei figli»

Illustrissimo dottor Fabio De Pasquale,
leggo sui giornali che lei, uno dei più famosi pm della procura di Milano, si è rivolto al Csm per essere tutelato nella sua onorabilità. Io per la prima volta vidi la sua firma, con data 27 marzo 2006, nell’avviso all’indagato di conclusione delle indagini preliminari n. 9880/02: «Indagato del reato punito dall’art. 388 cp per aver eluso le disposizioni della sentenza di separazione, concernenti i rapporti dei figli col padre». Stabiliti gli orari dalle ore 18.00 alle ore 20.00 il mercoledì e poi nei weekend alternati, lei concludeva: «Il Galofaro disattendeva tali disposizioni recandosi presso la scuola dei figli in data 1 febbraio 2002 venerdì e 5 marzo 2002 martedì in Gorgonzola». Infine mi informava che potevo presentare memorie difensive e farmi interrogare dal pm.
Rimanevo a dir poco sgomento, per la prima volta in vita mia venivo sottoposto ad un procedimento penale. Non sapevo di essere stato denunciato dalla mia ex moglie per essermi recato alla scuola dei miei figli a parlare con i loro insegnanti. La madre era il genitore affidatario, ma io ero comunque il loro papà, nessun provvedimento mi vietava di recarmi alla loro scuola. Certo li avevo incontrati a scuola, ma non li avevo portati via. L’ex art. 155 cc, affermava che il genitore non affidatario ha il dovere di vigilare sulla crescita ed educazione dei figli, quindi mi domandavo: come è possibile che l’illustrissimo dr. De Pasquale non abbia capito la natura strumentale di tale denuncia? Come è possibile che non abbia capito che il padre che si reca alla scuola dei figli non commette alcun reato, al contrario esercita un dovere?
Alcun giorni dopo mi recai nel suo ufficio. Lei non c’era, parlai con due suoi collaboratori, facendo loro presente quanto sopra e chiedendo di essere interrogato dal pm. Mi spiegarono che dovevo prendere appuntamento e presentarmi con un avvocato difensore. Risposi che non avevo soldi da spendere per un avvocato, che l’imputazione era assurda ed era dovere del pm capire la natura strumentale della denuncia e che c’era reato.
Fiducioso ripresi la mia vita normale. Ma circa due anni dopo lei mi mandò una citazione. Scoprii di essere imputato, che dovevo comparire davanti al giudice penale della sezione staccata di Cassano D’Adda in data 13 marzo 2008, per rispondere dei capi di imputazione di cui sopra. Quel giorno come pm c’era una sua collega. Il giudice mi comunicò che la mia ex moglie aveva fatto pervenire la remissione della denuncia, il mio avvocato e lo stesso giudice mi pressarono per l’accettazione della remissione di querela. Avrei voluto una sentenza di assoluzione in cui si affermasse che non avevo commesso alcun reato, ma secondo il mio avvocato avrebbe comportato altre udienze ed altri costi, decisi quindi di accettare la remissione.
Illustrissimo dr. De Pasquale, adesso lei chiede al Csm di tutelare il suo onore. Credo sia doveroso tutelare l’onore di tutti i magistrati che lavorano correttamente ed onestamente. Così, per tutelare l’onore ed il prestigio della magistratura, credo sia doveroso per il Csm sanzioni i pm che come lei mandano sotto processo dei poveri cittadini senza minimamente approfondire se hanno effettivamente commesso dei reati e senza capire la natura strumentale di una denuncia.
Nel febbraio 2006 il Parlamento a larga maggioranza approvò la legge sull’affido condiviso dei figli, recependo una società che cambia, dove non tutti i papà sono uguali e non tutte le mamme sono uguali. Ma dentro le aule di giustizia nulla è cambiato: si sono inventati il «genitore collocatario», ma il papà in caso di denuncia è sempre il presunto colpevole. Dunque, perché il Csm non interviene per verificare se la Legge 54/2006 viene applicata nelle nostre aule di giustizia? Perché non interviene contro quei pm che sistematicamente mandano sotto processo i papà senza verificare la fondatezza del reato e la natura strumentale delle denunce?
giorgio.galofaro@libero.it