«De profundis» per Bertone Reviglio si ritira

da Milano

Per Bertone è il de profundis. L’ennesimo colpo di scena è arrivato ieri sera alle 20 e 24: la decisione di Domenico Reviglio di gettare la spugna, ritirando così la proposta di acquisto del gruppo piemontese. Sono bastate poche ore per far crollare il castello di aspettative dei 1.300 dipendenti della carrozzeria, le vere vittime del braccio di ferro tra Lilli Bertone e le figlie, la cui ultima azione legale ha di fatto creato i presupposti per l’uscita di scena di Reviglio.
Quest’ultimo, nella nota diffusa ieri sera, afferma di «porre le azioni in possesso della Keplero a disposizione del curatore giudiziale e degli aventi diritto», annunciando il «ritiro da questa situazione, sicuro che ciò non cagionerà danno ai lavoratori della Bertone che troveranno tutela eventualmente sotto la gestione di un commissario». «Ho fatto tutto il possibile - aggiunge - per intraprendere un’impresa industriale secondo una logica di imprenditore e non di finanziere, ma non ho intenzione di farmi coinvolgere in disavventure giudiziali». La resa di Reviglio (domani, in una conferenza stampa entrerà nei dettagli) è arrivata dopo aver inutilmente atteso che Lilli accettasse di stralciare dal contratto di acquisizione della Bertone Spa la società Bat, esterna al gruppo, che avrebbe reso possibile l’utilizzo del marchio al di fuori dell’azienda. Reviglio, Lilli Bertone e il commercialista Vito Truglia sono indagati in un procedimento per bancarotta fraudolenta.