De Rita smaschera il nostro benessere: «Piangiamo miseria ma spendiamo»

E l’Isae conferma: stiamo meglio di due anni fa e sale la fiducia dei commercianti

da Milano

«Piangiamo miseria ma intanto ci godiamo una vacanza». Nel periodo in cui un giorno sì e l’altro pure organismi internazionali, istituti di statistica, politici, giornali italiani ed esteri ripetono ossessivamente che c’è crisi, sfiducia, recessione, povertà, c’è qualcuno che spiazza tutti. E dice: «La sfiducia, senz’altro palpabile,... è un mood falso: tutti lo sentono ma nessuno si comporta di conseguenza». E ancora, per essere più chiaro: «Perché se c’è la crisi la gente si compra la casa e va in barca?». Chi parla? Non Berlusconi, non un qualsiasi esponente della maggioranza interessato a minimizzare gli allarmi che piombano da tutte le parti sui nostri conti economici. Sono dichiarazioni rilasciate al quotidiano la Repubblica da Giuseppe De Rita, sociologo, guru storico del Censis, presidente del Cnel, studioso attento dei costumi nazionali, autorevole pubblicista, di certo non collaterale alla Casa delle libertà.
Nell’intervista De Rita esorta gli italiani: «Guardiamo alla patrimonializzazione della gente: qui girano i soldi. Magari vengono dal sommerso e dall’evasione ma vanno in case, fondi mobiliari ed altre rendite». Non siamo tutti più poveri, insomma. De Rita è sicuro che al prossimo allarme «diremo “Siamo rovinati”. Ma sono pronto a scommettere che durante il week end non ci sarà un posto né in aereo né in albergo». Questo perché ci piangiamo addosso, drammatizziamo, e alla fine spendiamo se nel portafoglio c’è di che spendere. «L’Italia ha i talenti da far fruttare, ha i suoi prodotti doc, i suoi marchi, il suo turismo, i suoi professionisti. Però ci vuole tempo perché questo patrimonio si riverberi sui conti pubblici. Nell’attesa si piange».
Ma il professor De Rita è una voce nel deserto? Non proprio: qualche giorno fa anche l’Istituto di studi e analisi economica (Isae), in un suo rapporto mensile, ci ha detto più o meno la stessa cosa. In sostanza, nel documento, si legge che la fiducia dei consumatori, questo mese, è «scesa lievemente». Tuttavia, si legge pure, che «le valutazioni sono discordi tra il quadro personale e la valutazione economica generale: nel primo caso, infatti, l’indice sale a 115,3 da 112,1, raggiungendo i massimi dall’aprile 2003». Il quadro economico personale, quindi, è il migliore degli ultimi due anni.
Proprio ieri, invece, sempre l’Isae ci ha informato che il clima di fiducia dei commercianti, calcolato per il mese di aprile, è risalito ai livelli dello scorso febbraio. Nel settore del commercio s’è interrotta la tendenza negativa e le aspettative per il futuro appaiono «tutte improntate ad un maggior ottimismo». Ma i prossimi titoli a tutta pagina saranno per l’ennesimo avvertimento sulla recessione.

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