De Rossi vede rosso Però stavolta la mano viene data alla Roma

RomaUn copione quasi diabolico da far pensare a un sequel del film dei veleni la cui prima parte è stata scritta martedì da Mourinho. Nessun sospetto, per carità, solo una semplice coincidenza: quanto accade all’Olimpico sembra avvicinarsi alla profezia del tecnico interista. È infatti clamorosa la svista dell’arbitro Tagliavento, ma ancor di più quella del suo assistente Petrella, che non rileva il tocco di mano netto in area di Mexes: sarebbe rigore solare ed espulsione del difensore romanista. E così l’Udinese diventa vittima suo malgrado di un nuovo errore dei fischietti, ma mantiene un profilo basso. Nessuna polemica del direttore generale Leonardi, diplomazia del tecnico Marino («sono dispiaciuto, ma sono episodi che capitano e non penso che siano legati a tutte le polemiche»).
Sicuramente appare stonato lo striscione della curva sud di fede giallorossa, con il quale si contesta alla società e a Rosella Sensi la mancata protesta per quel torto subìto in casa dell’Inter. La scintilla del putiferio settimanale. I nervi in casa romanista sono a fior di pelle («ci stiamo portando dietro quel maledetto rigore di Milano», confermerà Vucinic a fine partita) e l’eccessiva tensione gioca un brutto scherzo a Daniele De Rossi. Il più arrabbiato domenica sera nella pancia di San Siro tanto da sparare quella frase su «Rizzoli e la banda Collina» (costatagli il deferimento). Proprio Capitan Futuro chiede a gran voce un rigore per presunto fallo di Zapata (le immagini non gli danno ragione) e poi si merita un’espulsione da Tagliavento: giallo per una protesta vivace su un fallo fischiato a Brighi che si tramuta in rosso per un vaffa di troppo al fischietto di Terni. Che a differenza di quanto accadde a Rizzoli a Udine nella passata stagione (mandato a quel paese da Totti senza prendere alcun provvedimento sul romanista), non ha pietà del centrocampista giallorosso, che sarà multato dalla società e potrebbe beccarsi anche due giornate di squalifica. Curiosamente la fascia di capitano finirà sul braccio del ribelle Panucci, osannato dagli ultras dopo le scuse del difensore.
Il copione del film dell’Olimpico, che Totti sfebbrato e in corsa per l’Arsenal e Spalletti squalificato seguono in tribuna, regala anche l’infortunio di Pizarro, altro contrattempo in vista dell’Arsenal (lesione al retto femorale destro, ricaduta del guaio di inizio stagione, oggi gli esami ma bene che vada starà fuori un mese) e gli acciacchi del portiere Doni che a fine partita confesserà: «Ho male al flessore, troppo lavoro di forza. Ma con l’Arsenal voglio esserci». Nel mezzo il gol di Felipe di testa con la difesa giallorossa – Mexes in primis – immobile e il pareggio di Vucinic, nono gol in campionato e quindicesimo stagionale.
L’ultimo ciak lo regala Rosella Sensi: «A volte il silenzio costa molta più fatica delle parole, quello che trovo ingiustificato sono le istigazioni alla violenza fatte a freddo e mi riferisco a tutti i commenti di questi giorni. Lo striscione? Sono tifosa come quelli della sud, ma ho anche senso di responsabilità, mi dispiace che non abbiano capito il mio silenzio».