De Santis espulso dal Mondiale Nessun italiano al suo posto

Aveva appena detto: «Niente mi toglierà la Germania». Sarà Rosetti il nostro unico fischietto

Marcello Di Dio

da Roma

Fuori dal Mondiale. Per lui la fine di un sogno, travolto dall’inchiesta di Napoli, che lo ha iscritto nel registro degli indagati indicandolo come un esponente della «Cupola» del calcio. Massimo De Santis doveva raccogliere l’eredità di Pierluigi Collina, l’ultimo fischietto italiano in ordine di tempo a partecipare alla rassegna iridata (in Giappone e Corea nel 2002, dove diresse la finale). Resterà invece a casa, accusato di frode sportiva e associazione a delinquere. La Federcalcio ha inviato una lettera a Fifa e Uefa per revocare il suo accreditamento per l’appuntamento in Germania. Una mossa prevedibile, dopo la bufera piovuta sul fischietto di Tivoli e su gran parte della classe arbitrale, anche se - precisa la Figc - «la decisione non può costituire in alcun modo un’anticipazione dei giudizi che spettano alla giustizia ordinaria e sportiva».
Con De Santis resteranno in Italia anche i collaboratori della terna inizialmente designata per i Mondiali: Alessandro Griselli e Marco Ivaldi, anche loro indagati ma solo per frode sportiva. Niente Germania anche per gli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, che attualmente ricoprono incarichi in entrambi gli organismi internazionali (quest’ultimo sarà però sostituito a breve da Collina). De Santis non sarà rimpiazzato, come ha sottolineato ieri all’agenzia Dpa il portavoce della Fifa, Andreas Herren. L’unico fischietto italiano a partecipare alla rassegna tedesca sarà quindi Roberto Rosetti insieme agli assistenti Cristiano Copelli e Alessandro Stagnoli. «Io questo mondiale me lo sono guadagnato e non lo mollo per nessuna ragione al mondo», disse qualche giorno fa De Santis difendendo se stesso e l’intera categoria arbitrale. Ma in Germania non ci andrà, per ordine federale e per colpa di accuse pesantissime.
Massimo De Santis, vicecommissario di polizia penitenziaria, divenne arbitro nella stagione 1979/80. Passato alla Can nel 1994, esordì in A il 6 maggio 1995 (Sampdoria-Brescia 2-1) ed è internazionale dall’ottobre 1999, quando sostituì il dimissionario Boggi e fu preferito dalla Figc a Farina e Tombolini. Nel passato del fischietto laziale spicca l’episodio di Juventus-Parma del 7 maggio del 2000, quandò non assegnò a Fabio Cannavaro - allora in forza agli emiliani - il gol del pareggio parmense. Una decisione che portò polemiche e a lui costò una squalifica di quattro mesi per le dichiarazioni non autorizzate fatte in un’intervista telefonica all’Ansa subito dopo la fine della gara. La stagione finì con la pioggia di Perugia e lo scudetto alla Lazio. «Ho passato mesi da incubo, una situazione irreale - raccontò poi De Santis -. Sono stato costretto ad abbandonare la casa, i miei familiari hanno subito minacce di morte».
L’arbitro di Tivoli tornerà in campo nel settembre del 2000, dopo aver scontato la squalifica, in una partita di coppa Uefa. In seguito altre critiche per diversi episodi contestati De Santis - come molti altri suoi colleghi - non si è sottratto però ad altre critiche per diversi episodi contestati, vedi il Chievo-Juventus del 2002 nel quale assegnò due rigori contestati ai bianconeri. E in quell’occasione anche i designatori Bergamo e Pairetto ammisero i suoi errori. Fino all’ultima stagione, nella quale il nuovo designatore Mattei lo aveva «tutelato» dopo che De Santis era in corsa per la rassegna iridata, non assegnandogli sfide di livello. «Il Mondiale? Un premio a tutto quello che si è fatto negli anni passati», aveva detto quando la sua designazione stava per diventare ufficiale. La Figc si vantava per la scelta di due arbitri italiani («è segno che la scuola italiana arbitrale è di prestigio», la frase di Carraro). Poi lo scandalo che ha travolto e forse rovinato per sempre la carriera di De Santis. «Cosa farò con i 30mila euro che mi daranno per la partecipazione in Germania? - rispose qualche giorno fa alla domanda di un cronista - La maggior parte finirà in spese legali...». Adesso non avrà nemmeno più quelli e, se dimostrata la sua colpevolezza, neanche la possibilità di rimettere il fischietto in bocca.