De Santis voleva il ruolo di Collina

Roma. Massimo De Santis, uno degli arbitri più chiacchierati dello scandalo, preparava la sua successione a Pierluigi Collina «per assicurarsi un futuro tranquillo ed aumentare esponenzialmente il suo potere». Lo spiegano i carabinieri nel rapporto alla procura di Napoli. Nel testo si parla dell'arbitro di Tivoli e di una sua «combriccola» (di cui facevano parte «fischietti» come Palanca, Ciampi e Ricci, assistenti, e Manfredi Martino, collaboratore di Pairetto e Bergamo) che De Santis aveva «allevato» fin dalle serie inferiori. Le indagini hanno permesso di individuare in De Santis, si legge nel rapporto, «un leader che ha catalizzato intorno a sé molti addetti ai lavori riuscendo a creare un vero e proprio centro di potere non solo all'interno del gruppo capitolino, ma nell'ambito della Can di A e B, Can C e della Can di D». L’influenza di De Santis si esercita anche sotto forma di pressione agli osservatori degli incontri per far lievitare il voto delle prestazioni degli arbitri a lui collegati, con tutti i profitti derivanti. Tra le attività collaterali dell’arbitro compare pure un non meglio precisato tirocinio presso i Carabinieri di Roma. «Devo annà a fà il tirocinio ai carabinieri a piazza San Lorenzo in Lucina».