De Scalzi: «Il Comune richieda una preparazione»

I milanesi scelgono il rito civile anziché quello religioso per motivi pratici: la notizia sconcerta la Curia. «La scelta non merita di essere presa in considerazione». È la risposta a caldo di Monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare di Milano e abate di Sant'Ambrogio. «Le pratiche sono uguali - ragiona ad alta voce De Scalzi - e poi il fatto che la Chiesa richieda una preparazione per una scelta così importante per la vita di una persona è fondamentale. Mi preoccupa molto la superficialità di questa motivazione, anche perché a fare le spese di un matrimonio affrettato sono, eventualmente, i figli, che soffrono enormemente delle separazioni dei genitori». Le parole del vescovo ausiliare si fanno sempre più amare: «Insomma, basta essere capaci di intendere e di volere per potersi sposare... - rilancia -. Penso che anche il comune dovrebbe esigere una preparazione, il matrimonio è una cosa seria».
Ribalta la questione don Silvano Caccia, responsabile dell’Ufficio Famiglia della Diocesi: «Il fatto che i giovani scelgano di sposarsi è un dato molto importante. Sono stati celebrati quasi 4mila matrimoni lo scorso anno tra civili e religiosi: il matrimonio, è un patto decisivo non solo a livello individuale, ma è un riconoscimento nei confronti della società civile e della Chiesa. Da parte nostra - continua don Caccia - facciamo accompagnamento prematrimoniale proprio per rendere più convinta la scelta». I matrimoni sono calati del 30% però... «Forse andrebbe approfondito il dato delle classi di partenza - risponde secco - già negli anni ’80 la natalità era in calo...».