De Sica doppia l’ex socio Boldi e «Commediasexi» non decolla

«Natale a New York» stacca «Olé» di oltre due milioni di euro nel primo fine settimana

da Milano

Chissà, magari sarà la parola magica, Natale, che brilla nelle locandine. Fatto sta che De Sica ha stracciato Boldi, per tacere di Bonolis. Certo è presto per cantar vittoria come per disperarsi, un weekend è solo la prima delle battaglie di queste feste. Per vincere la guerra degli incassi bisognerà aspettare la Befana, tanto più che tra una settimana esatta ci sarà la prova del fuoco di Santo Stefano, il giorno in cui, secondo la leggenda, va al cinema anche chi non vi ha messo piede dal 26 dicembre dell’anno prima.
Dunque, un po’ di conti. Anche se le cifre nude e crude non sempre rischiarano le idee. Per dirne una, e non è poco, i dati si riferiscono alle sale associate a Cinetel, sigla presumibilmente ignota al grande pubblico, che comunque raggruppa il 76 per cento del totale. In pura linea teorica nel restante 24 per cento dei cinema i fan di Boldi e Bonolis potrebbero aver fatto il pieno. Invece, biglietti venduti alla mano, Natale a New York diretto da Neri Parenti e interpretato da un cast stellare (almeno per noi italiani), De Sica, Ferilli, Ghini, Canalis, Bisio, De Luigi, ha incassato 3 milioni e 700mila euro con una media per sala altissima, 7.145 euro, balzando di colpo al primo posto della hit parade.
Secondo, con un distacco di due milioni di euro, che se si trattasse del campionato di calcio equivarrebbe a venti punti in classifica, Olé, della ditta Vanzina con Vincenzo Salemme, Daryl Hannah, Natalia Estrada e il capocomico Massimo Boldi, la cui decisione di separarsi dall’ex amico De Sica si sta rivelando disastrosa. La commediola della Medusa, per la cronaca, ha incamerato un milione e 505mila euro, che non sarebbe nemmeno poco se davanti non avesse la corazzata della Filmauro, staccando a sua volta largamente Commediasexi di Alessandro D’Alatri, esordiente tra i cinepanettoni, con Bonolis, Rubini (il vero protagonista), e il trio femminile Rocca-Buy-Santarelli, che ha venduto ingressi per 597mila euro. Davvero pochino.
A sorpresa, l’unica a guardar bene, tra Boldi e Bonolis s’è infilato al terzo posto l’ansiogeno fantapoliziesco americano Déjà Vu - Corsa contro il tempo, diretto dal fratellino d’arte Tony Scott e con un Denzel Washington in grado di esibire un fisico da superatleta, mica male per un cinquantaduenne: l’incasso è stato di un milione e 55mila euro. Un’ottima annata, un titolo che pare un autogol, dello Scott più celebre, Ridley, con lo spaesatissimo Russell Crowe, quinta e ultima new entry della settimana, si piazza sesto con 439mila euro.
Fatti i conti in tasca a produttori e spettatori, si può tentare qualche considerazione, anche se la più dotta analisi vale mille volte meno di un solo biglietto staccato. Innanzitutto è stata premiata la tradizione, come detto quel Natale nel titolo è una sicura calamita per il pubblico avventizio. Secondo, visti i due film rivali, si può sussurrare, senza offesa, che De Sica senza Boldi funziona meglio di Boldi senza De Sica. Naturalmente hanno il loro peso anche i due copioni, davvero debolino quello di Olé, con la cantonata iniziale (come è potuta sfuggire agli accorti Vanzina?) di una gita scolastica che prende il via l’11 di agosto e il corollario di penose cadute di gusto: per tutti il sombrero appeso proprio lì dopo che un pillola di Viagra è finita nella minestra. Roba da far arrossire Alvaro Vitali.
Intendiamoci non è che Natale a New York sia un capolavoro. Anzi. Per restare in tema Il Natale sul Nilo del 2002, sempre diretto da Neri Parenti, era molto meglio. Ma Parenti è stato più furbo dei Vanzina: non avendo il fiato sufficiente per i cento minuti canonici, ha spaccato il film in due episodi. Pazienza se il primo è la (spassosa) ricicciatura di Natale a Miami dell’anno scorso, il film dell’addio del tandem Boldi-De Sica. E se il secondo soffre d’asma congenita. Incredibile ma vero, il meno brutto dei tre rivali natalizi è proprio l’intruso, Commediasexi, che se non altro ha un canovaccio che fila da cima a fondo, pur se di terza o quarta mano. Basta ricordare il decrepito La presidentessa con la Pampanini, il vecchio Aragosta a colazione con Montesano e il recente francese Una top model nel mio letto con Daniel Auteuil. Forse stavolta ha ragione Boldi: «Perché mai la gente dovrebbe andare al cinema a vedere Bonolis, quando in tv ce l’ha davanti tutti i giorni?». Una risposta, parziale, potrebbe essere: perché c’è un’Elena Santarelli in guêpière da far strabuzzare gli occhi.