De Sica: "Ho reso simpatici gli uomini più spregevoli"

In navigazione sul set del film "Natale in crociera". Un intreccio di equivoci e passioni tra finti capitani e veri ufficiali con Brilli, Yespica e Hunziker. Ma Christian De Sica rivela: "Voglio girare l’amore tra papà e mamma"

Dalla nave Costa Serena - Da ventiquattro anni Christian De Sica recita lo stesso copione. Si mette la maschera da inguaribile canaglia e ricomincia a girare il tradizionale cinepanettone. «In quasi un quarto di secolo sono riuscito a rendere simpatici personaggi orribili, infrequentabili, e me ne vanto», spiega l'attore, sul set in mezzo al mare di Natale in crociera. «Come facevano mio padre e Zavattini ogni anno raccontiamo le mode e i vizi dell'Italia. La bravura è farlo con meccanismi della comicità sempre uguali: c'è un uomo che mette le corna alla moglie con una donna più giovane, c'è lo scambio di personaggi, due o tre storie che s'intrecciano, il gioco degli equivoci e un finale esplosivo che rimette a posto le cose».

Un neorealismo contemporaneo trasformato in un fenomeno cinematografico: «Per ventidue anni con Massimo Boldi abbiamo lavorato in coppia come se non potessimo girare da soli. E quando eravamo sul set ci domandavamo: "Ma durerà? Continueremo anche invecchiando ad avere questo successo?". Ci dicevamo che noi attori comici siamo come i cartoni animati, asessuati e dunque senza età, per questo non dovevamo temere gli anni. In fondo anche Totò negli ultimi film non andava forse al night circondato da belle donne? La gente lo amava pur se non aveva più il fisico nè l'età del tombeur de femmes». Christian De Sica guarda il mare, pochi secondi di silenzio per far capire che, forse inconsciamente, i cinepanettoni, con quei personaggi aitanti e giovanili, per lui che ha cinquantasei anni sono quasi un elisir di giovinezza. «Mi tingo i capelli, cerco di mantenermi in forma e di camuffarmi come posso per avere un look da quarantenne, ma non dimentico che a mio padre dopo i sessant’ anni offrivano solo parti di cardinale e di generale in pensione, ecco, temo che lo stesso possa accadere anche a me».

Riflessioni sull'età che si aprono anche a qualche rimpianto: «Papà mi portava a teatro, c'erano la Falk, De Lullo, la Morelli, attori che avevano una grande cultura artistica», ricorda De Sica. «Persino mio figlio Brando che sta studiando cinema a Los Angeles sa già tutto di molti registi, io, invece ho letto qualcosa, ma non ho una vera cultura cinematografica. Non sono certo come Martin Scorsese: nella videoteca di casa sua ha migliaia di registrazioni, persino quelle di Domenica in. Chissà, forse è perché non ho studiato se quasi tutti i miei sette film da regista non hanno avuto successo».
Eppure la sua popolarità non ne ha risentito: «I ragazzi mi abbracciano, mi baciano, mi dicono "Ciao zio", per loro sono uno di famiglia, sono cresciuti con i miei film, cresciuti male, come direbbe mia madre che non è mai tenera con me: quando le ho detto che all'università Bocconi di Milano c'era un mio fan club con millecinquecento iscritti ha commentato "Sono millecinquecento deficienti"».

Ma da qualche tempo anche i critici più feroci hanno dovuto ammettere la sua bravura, soprattutto da quando come la vita, come la sua vita, anche i cinepanettoni sono cambiati, diventando meno volgari, più ironici e brillanti. «Come diceva Orson Welles, la cosa più importante è l'idea di una pellicola ma gli snob per anni hanno considerato questi film di serie B, salvo poi ripensarci, come quando dopo anni di insulti un critico paragonò me e Boldi a Totò e Peppino. Del resto accadeva anche a mio padre: “La gente - mi diceva, - mi ferma e mi fa i complimenti per Ladri di biciclette però io ho soltanto girato quello che vedevano i miei occhi e che avevo nel mio cuore. E invece mi è costata molto più fatica interpretare film in apparenza più banali come Pane, amore e... Andalusia"».

Ma non c'è soltanto Natale nel futuro di De Sica, tra i tanti progetti Amici miei Quattrocento, un prequel tante volte annunciato del film cult con Tognazzi ambientato durante la peste di Firenze, e la ripresa a fine dicembre del musical Parlami di me che l'anno scorso è stato lo spettacolo teatrale di maggior successo: «Ma il mio sogno più grande è quello di girare la storia d'amore tra mamma e papà. Un omaggio a chi mi ha insegnato ad amare il cinema e la vita».