La dea pagana di Valentino osa scollature vertiginose

da Parigi

Rielaborare la memoria per arrivare al futuro, riflettere sulla bellezza classica legata al paganesimo e a quel che Chesterton definiva «i polizieschi canoni estetici degli antichi greci». C'è tutto questo dietro alla collezione Valentino Couture per il prossimo inverno che ha sfilato ieri sera a Parigi dentro una specie di bosco incantato in cui si aggirano innumerevoli vip tra cui Kim Kardashian, Emma Watson, Baz Luhrmann e Catherine Martin. «Più un'idea di dea pagana che non di Madonna» dicono i direttori artistici Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, magico duo creativo con un dono speciale per il merchandising.
«L'estetica preraffaellita applicata al nostro tempo» concludono dando gli ultimi tocchi alla prima delle 61 uscite: un magistrale peplo color opale costruito con chilometri di leggerissimo crepe drappeggiati sul corpo senza soluzione di continuità. Inevitabile a questo punto pensare che i due abbiano visto la straordinaria mostra «Alma Tadema e i pittori dell'800 inglese» ai chiostri del Bramante di Roma fino allo scorso 8 giugno. «Certo – rispondono – ma c'è di più: abbiamo usato il passato per ragionare sul futuro».
Loro lo fanno sempre a dir la verità, ma questa volta davvero si sono buttati senza rete dalla rupe più alta che ci sia. Possiamo dire che ce l'hanno fatta alla grande anche grazie a quella loro intelligente umiltà per cui dicono: «Ci piace stupire con la maestria delle lavorazioni, non potremmo fare niente senza le persone che lavorano nei nostri atelier». Ecco infatti un robe manteaux che sembra stampato e invece è tutto un intarsio per non parlare del fulminante abito da sera con tre ricami diversi in canottiglie di cristallo verde acqua sul tulle evasione: sotto uno stormo di uccelli in volo e sopra, sullo scapolare da sacerdotessa, una specie di griglia ottocentesca. Accanto a questi modelli scenografici come non mai compaiono i grandi classici dell'eleganza femminile contemporanea: lo smoking e il tailleur. In un caso sono addirittura fusi insieme con una gonna plissettata lunga fino ai piedi bella da fermare un orologio. Strepitoso anche il completo gonna longuette e cappottino color tortora ricamato con il cosiddetto cut steele, ovvero in acciaio sfaccettato come un diamante.
Dappertutto invece del corsetto compare una lunga cintura da annodare un paio di volte attorno al corpo. Bellissimi anche i pezzi costruiti con autentichi arazzi Gobelin e tappeti Aubusson del 600 recuperati da un antiquario e trasformati in gonna oppure cappotto con un lavoro di ricamo e costruzione sartoriale senza precedenti. Visto che questo è da sempre il pensiero ispiratore della collezione Margiela Artisanal che stavolta ci annoia oltre ogni dire, ci chiediamo come mai da Valentino ci piace moltissimo.
La risposta arriva con la deliziosa sfilata di Viktor & Rolf con 22 vestiti costruiti con il red Carpet, l'ossessione moderna del tappeto rosso su cui sfilano gli attori a Cannes, Venezia o la sera degli Oscar. La differenza sta nella verità: abiti che si possono portare, non esercizi di stile.
Molti posti vuoti causa pioggia monsonica chez Gaultier che, sulle sinistre e solenni note barocche di un clavicembalo e tra involontarie genuflessioni da caduta della prima modella on stage, celebra la fatale donna dei sortilegi, l'opulento mood noir di un'abbagliante sanguinaria vamp che idealmente ripercorre tutti i clichées storici del genere vampiro. Una vera sorpresa l'apparizione di Conchita Würst, applauditissima e maestosa, in robe bustier di mussolina ricamata.