Debiti sanitari, tutto da rinegoziare

Il pagamento dei crediti sanitari rischia di trasformarsi in un puro miraggio. È in arrivo infatti un nuovo macigno burocratico sulla gestione debitoria del Lazio che si abbatterà su negoziazioni, concessioni di credito e, inequivocabilmente, si ripercuoterà su tutti i fornitori che confidano negli accordi transattivi per vedere onorate dalla Regione le somme dei beni e servizi erogati.
A partire da domenica 1° aprile, infatti, sarebbero proprio quegli stessi accordi transattivi stipulati dalla giunta Marrazzo a essere messi in discussione e a essere potenzialmente decaduti e quindi da rinegoziare completamente: «Un complesso di 10mila milioni di euro iscritti alla voce debiti di cui 6240 milioni di euro già transatti (quanto ai restanti 3949 devono essere ancora accertati e certificati) che, poiché non sono stati risolti, ossia coperti, entro lo scorso 31 marzo 2007, potrebbero automaticamente decadere, come recita un’apposita circolare del ministero dell’Economia». L’analisi arriva dal capogruppo regionale di Forza Italia Alfredo Pallone, che vuole mettere in luce, oltre al complesso e oneroso meccanismo di rinegoziazione del credito, anche «l’impegno che la Regione aveva preso con i fornitori a dilazionare i pagamenti. Ora quegli stessi fornitori saranno doppiamente penalizzati: da un lato non vedranno rispettati gli impegni contrattuali già concordati, dall’altro rischieranno di venire coinvolti in lunghi contenziosi con gli istituti di credito ai quali molte delle aziende private hanno ceduto il credito vantato. Va segnalato invece che - precisa l’azzurro - il soggetto che maggiormente ha beneficiato e nuovamente beneficerà di tali operazioni transattive è rappresentato dagli stessi istituti di credito, che si vedono riconosciuti per ogni operazione di cessione del credito ingenti tassi di interesse».
Quanto alla nuova ricaduta di ripercussioni economiche per le aziende fornitrici non c’è da stare allegri. «Per il futuro - continua Pallone - sarà difficile per i fornitori accedere nuovamente agli istituti di credito, considerando che questi ultimi ritengono ormai la Regione un debitore a rischio e conseguentemente dichiarano di non essere disposti a concedere anticipi sulle fatture ai fornitori creditori».
Una situazione che fa presagire il peggio. Un peggio che potrebbe essere riassunto come un’ipotesi di arretramento ulteriore sul rating visto che, già un anno fa, gli analisti di Standard and Poor’s non ci hanno messo tanto a far retrocedere il Lazio a infimi livelli. Un motivo sufficiente a convincere l’esponente di Forza Italia a presentare un’interrogazione circostanziata per chiedere al governatore Piero Marrazzo e all’assessore alla Sanità Augusto Battaglia «quali provvedimenti si intendano adottare al fine di garantire l’integrale esecuzione degli accordi transattivi pluriennali stipulati dalla Regione con i fornitori di beni e servizi delle Asl, prevenendo eventuali azioni legali da parte degli istituti di credito ed evitando le possibili ripercussioni sull’ordinario funzionamento delle strutture sanitarie».
A oggi, malgrado i termini siano già scaduti da un paio di giorni, risposte sul da farsi non ne sono arrivate. Anzi, rimarrebbe ancora aperto il fronte dei creditori consociati all’Asfo (l’Associazione di fornitori ospedalieri di Confcommercio). Proprio loro a metà marzo avevano rivendicato 450milioni di euro di crediti minacciando la sospensione dell’attività di fornitura, escluse le urgenze, qualora non si fosse arrivato in breve a una transazione concreta. Ecco perché ci si mette poco a ritenere, come rimarca Pallone, che «le problematiche sulla decadenza degli attuali crediti potrebbero indurre molti fornitori a sospendere, per intero, l’attività svolta nei confronti delle Asl e delle aziende ospedaliere con conseguente rischio sulla continuità assistenziale ed effettività del servizio reso agli utenti».