Debito: Portogallo nei guai, Fitch taglia il rating

Neppure le feste portano un po’ di pace nella crisi del debito europeo. Ieri l’agenzia Fitch ha tagliato il rating del Portogallo a «A+» dal precedente «AA-», con implicazioni negative. La decisione riflette «le prospettive più difficili di riduzione del deficit corrente e del finanziamento per banche e governo. Inoltre - osserva Fitch - le prospettive economiche del Paese sono peggiorate». Il downgrade di Lisbona ha avuto ripercussioni negative sul cambio dell’euro, che ha chiuso sotto gli 1,31 dollari, mentre i mercati azionari europei hanno concluso contrastati, con Milano e Londra in territorio positivo, e Francoforte, Parigi, Madrid e Lisbona in negativo.
Alla retrocessione del Portogallo s’è accompagnata quella dell’Ungheria: Fitch ha tagliato il rating di Budapest a «BBB-», un solo gradino al di sopra del livello «spazzatura», e ha annunciato di aver messo sotto osservazione il debito greco per un probabile nuovo ribasso.
Secondo voci di stampa, Atene - che ha appena approvato una finanziaria da 14,4 miliardi di euro - sta studiando la ristrutturazione del debito dopo il 2013. Ue e Bce sarebbero già state informate, in via ufficiosa, del progetto. Si tratterebbe non di un taglio del valore dei titoli, ma di un allungamento delle scadenze. Il declassamento del Portogallo riflette le preoccupazioni per la sorte del Paese, terzo «grande malato» in ordine di tempo dopo Grecia e Irlanda, che hanno già dovuto ricorrere al fondo «salva-Stati» finanziato dall’Ue e dal Fmi. E proprio in Irlanda, ieri, è stato concesso il via libera alla nazionalizzazione della Allied Irish Banks: il governo salirà al 92% della proprietà versando denaro pubblico per 3,7 miliardi di euro. «Senza i soldi pubblici - ha spiegato il ministro delle Finanze, Brian Lenihan - la banca non starebbe in piedi». É la quarta grande banca irlandese a essere nazionalizzata.
In questo quadro ancora molto oscuro, Germania e Francia continuano a cercare nuovi strumenti per sostituire, dal 2013, l’attuale fondo salva-stati. Bocciata da Angela Merkel l’idea degli eurobond, il governo tedesco - rivela la Sueddeutsche Zeitung - starebbe lavorando alla creazione di un fondo di stabilità e crescita. Secondo le anticipazioni, si tratterebbe di un organismo indipendente, che dovrebbe affiancare la Bce nel sostegno ai Paesi dell’Eurozona in difficoltà. Il piano è stato però smentito dal ministero delle Finanze tedesco.