Il debito pubblico? Il peccato originale di Cavour

di Vito Tanzi

Cavour voleva trasformare il Piemonte in uno Stato moderno, che assomigliasse alla Francia e alla Gran Bretagna – esempi che egli ammirava – e voleva farlo in fetta. Il raggiungimento di questo obiettivo richiedeva però grandi quantità di denaro.
Le ambizioni di Cavour lo resero pressoché indifferente all’entità del debito pubblico, a patto che la spesa venisse destinata in modo efficiente al raggiungimento dei suoi scopi. Fin dal principio egli aveva invocato la massima trasparenza nella stesura e nella presentazione del bilancio dello Stato. Tuttavia, probabilmente senza averne l’intenzione, il governo di Cavour iniziò a ricorrere a quella che oggi potremmo definire “ingegneria finanziaria” o, meno caritatevolmente, espedienti contabili. \ Cavour era convinto che una forte tassazione fosse il prezzo che un paese doveva pagare per il progresso e per godere delle libertà civili che lo accompagnano. In effetti si tratta di una convinzione condivisa – allora come oggi – da numerosi economisti. Pertanto egli accrebbe le imposte al fine di coprire l’aumento della spesa pubblica, cercando al tempo stesso di distribuire più equamente il peso della tassazione tra le varie classi di reddito. \ Certamente questa politica non gli avrebbe fatto vincere una gara di popolarità a Torino, ma risultò gradita a molti economisti. La concezione che Cavour aveva del ruolo economico dello Stato e del ricorso alle politiche pubbliche al fine di favorire il progresso era, per i suoi tempi, all’avanguardia. \
Disgraziatamente, come avviene di solito in questi casi, l’indebitamento aumentò in misura significativamente maggiore della crescita economica, cosicché il servizio del debito, ossia il pagamento degli interessi, divenne un grave problema. Tra il 1847 e il 1859 il debito pubblico piemontese aumentò addirittura del 565 per cento. L’ammontare complessivo sarebbe ulteriormente cresciuto, grosso modo triplicandosi, tra il 1859 e il 1861, quando raggiunse i 2.000 milioni di lire, un valore astronomico per quei tempi, specialmente per un piccolo Stato come il Piemonte.
Sembra che, nell’anno precedente all’unificazione, Cavour fosse giunto al convincimento che, ben preso, l’alternativa sarebbe stata tra l’unificazione dell’Italia o l’inadempienza (default) del Regno di Sardegna. L’unificazione – e il sistema di governo unitario che ne sarebbe conseguito – avrebbe permesso di raggiungere uno dei più importanti obiettivi di Cavour e avrebbe altresì offerto una via d’uscita dai problemi finanziari del Piemonte. \
Quale che sia il ruolo e la responsabilità da attribuire a Cavour e al Regno di Sardegna (tema che potrebbe suscitare un interessante dibattito), è innegabile che la nascita dell’Italia sia stata segnata da un peccato originale, vale a dire un enorme debito pubblico, che avrebbe accompagnato il nuovo Paese.