Debito pubblico record, ma il peggio è passato

La cifra di cui è aumentato il debito pubblico nel 2010, 80 miliardi, circa il 5% del prodotto interno lordo (Pil), stimato fra i 1.550 e 1.600 miliardi, è in linea con le previsioni. Andando a leggere dietro le righe, invece c’è un rilevante miglioramento, rispetto a questo grosso deficit in quanto, al netto di partite contabili attive, l’aumento del debito, assumendo un Pil di 155 miliardi (la previsione più bassa ) non è del 5 % circa come si era previsto, ma attorno al 4,3%. Infatti il fabbisogno complessivo delle amministrazioni pubbliche, che misura il deficit di cassa del governo generale, cioè dello Stato, degli anti previdenziali, degli altri soggetti finanziari del settore statale, delle regioni e degli enti locali è stato di 67 miliardi, pari, appunto, al 4,3% del Pil. Ammettendo che il fabbisogno di cassa non rifletta tutto il deficit di cassa effettivo dell’anno, in quanto ci sia qualche «abbellimento» di fine anno tramite lo spostamento a quello seguente di pagamenti dovuti, comunque siamo attorno al 4,5%.
La differenza tra nuovo debito e fabbisogno si spiega essenzialmente con l’aumento della liquidità a disposizione del Tesoro presso la Banca di Italia, di 11,5 miliardi, pari allo 0,71% del Pil: una riserva prudenziale di denaro, utile nel caso ci siano temporanee difficoltà nel collocamento del debito pubblico. Va aggiunto che 3,9 miliardi di debito pubblico hanno come contropartita il prestito alla Grecia di pari importo a tassi superiori a quelli che il nostro Tesoro paga. Ciò non significa peraltro che si debba essere felici e contenti. Siamo sopra al 3% di tetto al deficit. E l’Italia dovrebbe stare al di sotto, se vuole alleggerire il suo fardello debitorio. Prendendo la stima del Pil del 2010 di 1.550 miliardi che comporta un crescita del Pil in termini reali dello 1,2 e un modesto tasso di inflazione, purtroppo il rapporto fra debito e Pil sale dal 115,9 del 2009 al 118,5 del 2010, di 2,6 punti. Al netto dello 0,7% di nuova liquidità presso il Tesoro il rapporto fra debito e Pil del 2010 è del 17,7 e al netto del prestito alla Grecia del 17,45%. Come mai, nonostante i tagli alle pubbliche spese, che hanno suscitato tanti malumori, abbiamo stimato per il 2010 un deficit del 2010 e poi lo abbiamo contenuto solo al 4,5%? Innanzitutto i tagli riguardano il 2011 e servono per ridurre il deficit di quest’anno attorno al 3,5%. Inoltre il Pil del 2010 è del 5% circa inferiore a quello del 2007, ultimo anno positivo, prima della crisi di origine internazionale. E quindi, anche contenendo le spese, il rapporto fra deficit e Pil è peggiore che nel 2007. Per di più le entrate risentono della crisi. Quelle del 2010, in termini di cassa, sono al livello del 2009, anzi c’è un calo di 4 miliardi, pari all’1%, dovuto al fatto che i gettiti sono in parte sfasati di un anno, rispetto ai dati economici, per il meccanismo degli accertamenti su dichiarazione. E nel 2010 si scontano gli effetti del cattivo andamento del 2009. Nel 2011 le cose andranno meglio, perché ora, mentre intervengono i tagli di spesa, c’è un altro recupero di Pil. Ma solo con una politica di crescita noi possiamo risanare il bilancio pubblico, portandolo gradualmente al pareggio, in modo da generare una costante riduzione del rapporto tra debito e Pil, senza nuovi tagli di spesa, in termini reali. Facciamo un esempio: se nel 2011 il Pil cresce dell’1,4% in termini reali e dell’1,8 nei prezzi il suo aumento monetario è 3,2%. Con un debito del 118% del Pil, un deficit del 3,7 mantiene intatto il rapporto debito Pil. Il deficit del 3,5 comporta una modesta riduzione dello 0,2. Con un tasso di crescita del Pil del 2%, invece il debito si ridurrebbe dello 0,8%. Nel 2012, in cui il rapporto debito-Pil secondo la legge finanziaria approvata scenderà al 2,7% del Pil, l’aumento del Pil di 0,6 porterebbe il deficit al 2% e farebbe calare il debito di 1,6 punti. Il pareggio del bilancio sarebbe a portata di mano e si innescherebbe un circolo virtuoso, che permetterebbe di ridurre il debito e di aumentare i mezzi per la crescita. Quello che è importante è l’innesco della spirale virtuosa. Ed esso comporta di agire subito con misure che stimolano l’economia, mantenendo il vincolo del bilancio: come liberalizzazioni e privatizzazioni e riduzioni di imposte, con la copertura mediante eliminazione di evasioni e di esoneri fiscali ingiustificati.