Debito record e attese infinite, lo sfascio della sanità di Vendola

Bari La fotografia della sanità pugliese è racchiusa in numeri e percentuali, un quadro a tinte fosche che racconta una realtà allarmante: il debito accumulato negli anni è schizzato alle stelle e ha ormai raggiunto una cifra record di circa un miliardo di euro e il disavanzo annuale nel 2009 è stato di 282 milioni, cifre che trascinano la Regione Puglia nella lista nera, vale a dire tra quelle che possono incappare in una diffida e persino nel commissariamento.
Adesso si parla di risanamento. E per fronteggiare la situazione la giunta regionale di centrosinistra ha ritenuto necessario chiedere ai pugliesi di mettere mano al portafoglio: sono aumentati Iperf e, per un biennio, Irap e accise sulla benzina. L’obiettivo è tentare di risollevare i disastrati conti di una sanità malata, sommersa dai debiti e travolta da una valanga di scandali, colpita da una cascata giudiziaria e affossata da una serie infinita di truffe che solo l’anno scorso hanno arrecato un danno erariale da oltre 87 milioni, come accertato dalla Guardia di finanza.
Eppure il portavoce nazionale di Sinistra Ecologia e libertà, Nichi Vendola, cominciò la sua scalata elettorale battendo proprio sul tasto della sanità. Lui, il governatore che sogna la riconferma, cinque anni fa riuscì ad approdare alla poltrona di presidente al termine di un’aspra campagna elettorale condotta con un attacco frontale in particolare contro il piano di riordino ospedaliero voluto dal predecessore Raffaele Fitto. Il quale, il 19 agosto 2002, si presentò a Terlizzi, la città dei fiori e di Nichi Vendola, 27mila abitanti, una trentina di chilometri da Bari, dove montava la protesta per la chiusura di quattro reparti dell’ospedale Sarcone. Il futuro ministro per Affari regionali fu accolto dalla folla inferocita. Migliaia di persone, tra cui diversi infiltrati no global, si ritrovarono a inveire contro il governatore dell’epoca, che però non ne volle sapere di desistere e tentò comunque di affrontare la muraglia umana per spiegare il suo progetto. Ma fu tutto inutile. Risultato: prima le urla, gli slogan con gli altoparlanti; poi la ressa, due carabinieri contusi; infine un lancio di uova contro l’auto di Fitto, costretto a tornare indietro.
Il fatto è che adesso, 8 anni dopo, quel vituperato piano di riordino ospedaliero in gran parte è ancora in vigore. E al Sarcone di Terlizzi, ritenuto l’emblema di quella che i vendoliani doc chiamavano «la rivoluzione gentile» della sanità, martedì scorso è arrivato il candidato presidente del Pdl Rocco Palese, che ha indicato l’ospedale della città del governatore come «il simbolo del suo fallimento» facendo riferimento alla mancata riapertura di alcune cliniche. Sono stati invece attivati i reparti di ginecologia e ostetricia nell’ospedale di Trani, dove però di fatto non partorisce nessuno perché mancano la pediatria e la neonatologia.
Insomma, la sanità rimane ancora al centro del dibattito e delle polemiche. A maggior ragione dopo il quadro tracciato dall’Istat, a cui si aggiunge il dato sulla spesa farmaceutica che secondo Federfarma nel 2009 ha raggiunto i 51 milioni. Sono più incoraggianti i numeri sulla mobilità passiva, relativi ai pugliesi che decidono di curarsi fuori regione: tra il 2006 e il 2008 sono stati circa 70mila in meno. Tra le note positive c’è l’inaugurazione di tre stroke unit per i pazienti colpiti da ictus, ma la situazione è preoccupante per le liste d’attesa: al Policlinico di Bari, secondo ospedale del Sud, ci vogliono circa tre anni per una mammografia e nove mesi per un elettrocardiogramma; allarmanti anche i tempi per una visita ortopedica al pediatrico Giovanni XXIII, dove sono necessari più o meno undici mesi. E ancora: sempre al Policlinico è scattato l’allarme sicurezza per l’area ospedaliera, che di notte si trasforma un rifugio a cielo aperto per i senzatetto, e perfino i medici si sentono in pericolo. Le polemiche hanno travolto anche un altro importante ospedale, il Di Venere, nella ex frazione Carbonara, dove per quattro anni è rimasto inutilizzato un agiografo necessario per le cure in caso di ictus. Il motivo: nessuno lo sapeva far funzionare. La Procura ha aperto un’inchiesta, lo strumento è stato attivato solo otto mesi fa.

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