Il debole dei potenti

Le passioni segrete dei grandi della Terra: Koizumi impazzisce per Elvis, Blair per Jacky Chan e Mandela per Clay. Ricambiato

Si è infilato un po’ tremante i suoi occhialini da rocker anni Cinquanta, dopo essersi divorato un panino al burro d'arachidi fritto, come piaceva lui, e ha improvvisato un paio di passi, sulle note di Jailhouse rock. Junichiro Koizumi ha 64 anni e guida la seconda potenza economica del pianeta, ma adesso è lì che balla come un ragazzino qualsiasi a Graceland, Memphis, nel mausoleo del suo idolo adorato, Elvis Presley, davanti allo sguardo un po’ così della moglie Priscilla e della figlia Lisa Marie. È l’ultima volta che viene negli Usa da premier giapponese e come un bambino ha pregato Bush di portarlo nella casa dei sogni. Dice: «Colpa di mamma se sono diventato un fanatico di Elvis: lei era più maniaca di me». Forse per questo Junichiro ed Elvis sono nati lo stesso giorno, l’8 di gennaio. Qualcosa vorrà pur dire. L’ultimo omaggio è stato un cd: «Junichiro Koizumi: My Favourite Elvis Songs» andato esaurito, un po’ come lui. Che nella reggia del rock chissà perché ha dato un po’ l’impressione di essere lui il più suonato. Ma i potenti sono così: pieni di debolezze. Scrivono la storia, decidono i destini del mondo, governano la globalizzazione, dichiarano guerre. E poi appendono al muro con le puntine il poster del cantante che amano, raccolgono le figurine del campione preferito, mettono via il calendario dell’attrice del cuore. Vizi da grandi. Che ognuno nasconde come può.
Il mio grosso, grasso presidente francese
Jacques Chirac con l’Équipe è stato chiaro: avesse avuto una seconda vita gli sarebbe piaciuto viverla da lottatore di Sumo. Va matto per quei grassoni. Si siede nel salottino dell’Eliseo e si gode i suoi grossi, grassi idoli giapponesi, con in mano un’altra sua passione, la birra messicana. Sarà che forse confonde la stazza con la grandeur, ma i francesi sono d’accordo con lui: è quella la sua vera vocazione. Per loro del resto è sempre stato un peso... Un altro fanatico di arti marziali è Vladimir Putin, cintura nera di judo settimo dan. Ha scritto persino un manuale per rivelare al mondo gli unici segreti che si può permettere: «Impariamo il judo con Vladimir Putin». 142 pagine, 9 euro. Per farsi strangolare dall’ex capo del Kgb.
Un diamante per Hugo
In fondo non è cattivo, è che lo disegnano così. Hugo Chavez, padre-padrone del Venezuela e nemico giurato degli Stati Uniti, ha confessato di essere diventato soldato «non perché avessi la vocazione militare, ma perché era l'unica strada che un povero giovane di campagna poteva percorrere per arrivare in città e diventare un campione di baseball». Stravedeva per i San Francisco Giants, per anni ragazzino ha buttato l’occhio a bordo diamante sperando di scoprire osservatori americani tutti per lui. Solo adesso c’è riuscito. È un po’ che gli americani lo tengono sott’occhio, ma per riempirlo di mazzate. Pensare che George W. Bush ha la sua stessa divorante passione. Era convinto di aver raggiunto il massimo della vita diventando proprietario della sua squadra del cuore, i Texas Rangers. Meno di dieci anni dopo la cessione del club gli fece guadagnare 14 milioni di dollari. Riuscì a venderla però piazzando anche un paio di palle...
Angela

e il diavolo
I vicini a volte protestano per il volume, ma che vuoi farci. Le ragazze vanno matte per la musica e Angelina non è diversa dalle coetanee. Nel suo appartamentino di Berlino, in una traversa della Under Den Linden, di fronte all’Isola dei Musei, lo stereo picchia duro sugli scaffali e Angelina va fuori di testa. Ha la biografia completa del suo musicista preferito, sei volumi pesanti come massi, e si è comprata tutti i suoi cd. Angela Merkel, prima donna cancelliere, per Wagner non capisce più niente. Colpa anche del marito, il professore di chimica Joachim Sauer, che l’ha, come si suol dire, traviata. Pensare che ci ha messo anni per convincere quella testa calda a sposarlo. Lei alla fede ha sempre preferito l’Anello dei Nibelunghi...
Le papere del macellaio
Lo chiamano il macellaio, ma sono tutte maialate. Kim Jong il, dittatore coreano, per le papere va matto. Specie per Duffy Duck, il papero dei Looney Tunes. Lo ama più di Bugs Bunny, Willy Coyote e Bip Bip. Ha raccolto in una cineteca tutti i suoi cartoni, assieme a una cineteca con 10.000 titoli. I preferiti: la saga completa del Padrino, tutta la serie di James Bond, il meglio dei film dell’orrore. È così innamorato del cinema da aver sceneggiato di suo pugno una telenovela sulla storia della Corea, 100 puntate di polpettone, roba però che resta un po’ qui. Oltre ai film gli piacciono le attrici: se fanno le brave con lui la carriera è sicura. Ma queste cose, sia chiaro, succedono solo in Corea.
Fine penna: mai
Anche Saddam, nel suo piccolo, è un artista. Adora scrivere libri, anche se spesso chiede un aiutino. La sua prima opera, Zabiba and the King, narra l’amore tra un re e una contadina, metafora di un Irak violato da stranieri senza cuore. L’opera è diventata subito un bestseller, ma sulla qualità difficile giurare, visto che il suo ghostwriters è stato ucciso in circostanze misteriose. Saddam dice ispirato che il suo modello è l’Ernest Hemingway del Vecchio e il mare. Per ora si accontenta del Silvio Pellico delle Mie prigioni.
Fedele ai sigari e alle bionde
Lo ha confessato a Oliver Stone nel film Comandante. Va bene i sigari, i film di Charlie Chaplin, il baseball, Hemingway. Ma da mezzo secolo la vera debolezza di Fidel Castro è una sola: «Da giovane ero innamorato di tutte le attrici. Ma soprattutto di Brigitte Bardot». Il lìder maximo l’ha sempre adorata. Dice di sentirsi al suo fianco nella battaglia per difendere i diritti. Purché siano solo quelli degli animali.
Idoli allo specchio
Mike Tyson lo invitò a bordo ring nel mondiale dei massimi con Frank Bruno: «È uno dei miei eroi». Per Mohammed Alì «incarna la prova vivente che non c’è nulla al di fuori di Dio e di noi stessi che può sconfiggerci». Nelson Mandela adora la boxe, ma è un campione unico. È l’idolo dei suoi idoli.
Zapatero innamorato di Ronaldinho
El Pais lo ha soprannominato Cul en Carabanchel, cioè un tipo particolare di ultrà del Barcellona, quelli del quartiere di Carabanchel, il più operaio e madridista della capitale. Tutto perché José Luis Zapatero, fanatico di Ronaldinho & Co., si è lasciato sfuggire in un comizio nel cuore della capitale realista che quest’anno, riferendosi alla sua, «una squadra spagnola vincerà la Champions». Fischi a valanga. Ma prova di fede superata. Anche Lula è pazzo per il calcio. Voleva diventare portiere del suo Corinthias, ma a 19 anni, apprendista tornitore, perse un mignolo schiacciato dalle presse. Invece di buttarsi sulla palla fu costretto a buttarsi in politica. Solo sulla sinistra però...
Blair tradito dalla moglie
A spifferare la sua passione nascosta è stata quella vipera di Cherie, la moglie. Dicevano che amasse le ceramiche, la chitarra elettrica. Passioni alte. E invece: «Mio marito Tony Blair va matto per Jackie Chan». Cioè la star dei film demenziali di arti marziali. «Mi ha detto che Rush hour è il suo film preferito...». Demenziale.
Il re dell’estremo
Il re di Giordania, Abdullah II, è un tipo tosto. Il suo hobby, e un po’ anche il suo mestiere, è il pericolo. È stato campione di rally, ha guidato elicotteri d’attacco Cobra, si è buttato mille volte con il paracadute, partecipa con regolarità a corse in motocicletta. Il re no limits si spaventa solo se deve accompagnare Ranja a fare shopping. C’è un limite a tutto...