Debole storia del Cenerentolo che divenne un grande pugile

Cinderella Man, «Cenerentolo», è un nomignolo strano per un campione del mondo dei pesi massimi. Il film che ne racconta la vita, tratto dal libro di M.C. DeLisa (Fandango), diretto da Ron Howard e interpretato da Russell Crowe, è stato fuori concorso a Venezia, che poteva risparmiarselo. È invece a quello di Berlino che Howard e Crowe avevano presentato A Beautiful Mind, su John Nash, matematico premio Nobel, miscela di genio e follia. Film prolisso, ma che incuriosiva più di Cinderella Man, dove per due ore e mezza lo stesso personaggio, il realmente esistito Jim Braddock, alterna poco credibilmente furia sul ring e bontà fuori. Chi volesse vedere Carnera battuto da Max Baer, sappia che l’incontro c’è, ma ricostruito per poco e da lontano. Siamo negli anni della Grande Depressione, è ormai esplosa la bolla speculativa finanziaria post Prima guerra mondiale. Gli Stati Uniti hanno milioni di disoccupati e Roosevelt importa il dirigismo economico che in Italia fa l’Iri. Sconfitto in una serie di incontri, Braddock ha lasciato il pugilato, ma la fame l’obbliga a battersi ancora, fino a diventare simbolo di riscossa. Idea giusta e forte; debole è solo il film.


CINDERELLA MAN (Usa, 2005) di Ron Howard con Russell Crowe, Renée Zellweger. 144 minuti