Debora Caprioglio: "Non sono più un'attrice perversa"

"Dopo Tinto Brass e Klaus Kinski ho recitato sul serio. Ve lo dimostro con Spirito Allegro"

Debora Caprioglio è euforica. «Finalmente con Spirito allegro mi scrollo di dosso l’etichetta di attrice perversa o, peggio ancora,di sacerdotessa del nudo che mi perseguita da più di vent'anni!», confessa la deliziosa fanciulla dagli occhi color nocciola che Klaus Kinski, non appena la vide, paragonò ad Andromeda dipinta da Rembrandt mentre si dibatte dalle insidie del mostro. Come mai questa leggenda la perseguita ancora? «Forse perché - spiega lei sorridendo - chi mi convinse a mostrarmi senza veli non fu il solito regista hard ma un intellettuale come Tinto Brass che non considera il nudo un’esibizione fine a se stessa ma...».

Piuttosto una bandiera, vuol dire?
«Già. Per Tinto inquadrare un corpo femminile non è un omaggio alla bellezza ma una dichiarazione programmatica, una sorta di manifesto».

Manifesto! E di cosa se è lecito?
«Della liberazione dai tabù».

Guarda, guarda. Ma lei, a quanto sembra, non l’ha seguito su questa strada.
«Con lui ho fatto Paprika, il film che ha commosso Tarantino fino alle lacrime. Ma soprattutto Lulu che ha segnato il mio debutto a teatro».

Un’altra eroina perversa, no?
«Solo in apparenza. Perché la creatura di Wedekind, l’uomo che agli inizi del Novecento ha messo sotto accusa il turpe mercato della donna-oggetto, presenta Lulù come una vittima. Se ne ricorda o no?».

Ha ragione, ma adesso voglio sapere com’è avvenuta la svolta significativa della sua carriera.
«Si è dimenticato che prima di conoscere Tinto ho esordito nel cinema con Klaus Kinski?».

Niente affatto. Ma sono curioso di saperlo da lei in persona...
«Avevo diciott'anni quando, a Venezia, partecipai al concorso Un volto per il cinema. Fu lì che Klaus mi notò e mi offrì di lavorare con lui».

Nei Grandi cacciatori, un film che da noi non è mai arrivato mentre Paganini, che girò subito dopo, a Cannes scatenò polemiche a non finire. Come ricorda quel periodo?
«Non è stato un periodo, ma un’epoca febbrile e intensa come un tornado. A fianco di un uomo che ad ogni costo voleva apparire inquietante e viveva ogni attimo come se fosse l'ultimo».

Per questo motivo la vostra storia finì?
«Finì come finisce l’adolescenza e fa capolino la maturità».

In seguito cosa avvenne?
«Dopo Klaus e Tinto, decisi che era ora di far l'attrice sul serio. Scegliendo un cinema di qualità e tornando al teatro,la vera palestra della recitazione».

Dove ha collezionato un successo dopo l'altro, da Bivio d'amore di Maier al revival della goldoniana Sposa persiana. Fino a un classico come Spirito allegro che debutta al Manzoni di Milano il 12 ottobre, non è vero?
«Dio mio, che paura! Pensi che nell'incantevole scherzo surreale di Noel Coward sono una moglie gelosa che dopo morta, tramutata in fantasma, perseguita il marito fino a distruggere la sua nuova felicità coniugale!».

Complimenti! Concludiamo allora che la Debora di oggi non ha nessun rimpianto?
«Lei si sbaglia di grosso! Anche se adesso recito accanto a un partner come Corrado Tedeschi, mi struggo ogni sera al pensiero di non ritrovarmi accanto un amico come Mario Scaccia, il grande attore che mi ha scortato all'altare prendendomi per mano come una figlia».