Debs e cadetti dietro le quinte

Marzia Fossati

Alle 20.30 di sabato sera, tra le 4 mura riccamente dipinte del Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, la tensione si tagliava con l’accetta: 76 debuttanti biancovestite, terrorizzate dal potenziale effetto meringa dell’abito, l’occhio vitreo e il volto terreo, si accingevano a debuttare in società, immobili come statue di neve al centro della sala, con il guanto di un cadetto in una mano e un bouquet di rose giallo nell’altra, accerchiate da fotografi e parenti disposti a corona come avvoltoi messicani. Solo quando l’orchestra di archi e violini diretta dal maestro Fabrizio Callai attacca il valzer «Sul bel Danubio blu» il ghiaccio comincia a sciogliersi e la pelle d’oca delle ragazze che volteggiano scollatissime nell’aria polare del Salone aggrappate ai militari in alta uniforme comincia ad appianarsi.
A fare gli onori di casa in questa 18° edizione del Gran Ballo delle diciottenni è stato richiamato a gran voce Paolo Colombo (che per il settimo anno ha devoluto al Gaslini il suo cachet) dopo la disastrosa edizione 2001 presentata da Paolo Calissano che sparì nel nulla a metà serata costringendo l’organizzazione a dispiegare tutto il servizio d’ordine alla disperata ricerca della Primula Rossa di Vivere che si rimaterializzò magicamente più tardi, boicottando il tradizionale taglio della torta di mezzanotte. «Non va comunque dimenticato lo scopo benefico della serata - ricorda il presidente del Fondo Tumori e Leucemie del bambino Franco Bovio - nata 18 anni fa per raccogliere fondi da destinare all’Ospedale Gaslini, importando un’antica tradizione della Vienna ottocentesca, quando le ragazze debuttavano in società con un gran ballo in bianco».
Le diciottenni hanno sborsato 150 euro e provato le coreografie dal 24 settembre tutti i fine settimana, ma «lo rifaremmo 100 volte» squittiscono in coro. Anche perchè alle 22.30 la musica cambia, in tutti i sensi: Strauss cede il testimone al dj Max Repetto e il recinto di sedie poste a guardia del ricco buffet viene abbattuto da una bolgia di cavallette vocianti e fameliche. Arianna Simula ha abbandonato al suo destino l’ufficiale di Bergamo affibbiatole d’ufficio perché «schifata», giura lei, e brinda con l’allievo qualificato Andrea dell’Accademia di Modena (anch’egli in fuga da una «mummia racchia»), con cui lo ha prontamente rimpiazzato, mentre la sua amica Rossella Zampanò, conosciuta al ballo, resta fedele alla scelta istituzionale e si tiene stretta un altro Andrea, sempre di Modena. In pista nugoli di «debs» scalze si scatenano tra loro «perchè il livello generale dei cadetti è basso» giurano alcune, «perché siamo fidanzate» asseriscono altre. E loro, i cadetti di Bergamo, Modena (i più gettonati) e Livorno(i più «vecchi»?): «Le ragazze sono tutte belle e simpatiche, anche perché non ci possiamo sbilanciare, abbiamo ordini precisi!»