Da Debussy fino ai balletti indiani Riparte il «Festival dei due mondi»

da Roma

«Merde!». Sarà che è stato direttore dell'Istituto della Cultura italiana a Parigi, ma la citazione di Cambronne, in bocca a Giorgio Ferrara, ha un suono soprattutto teatrale. È lo scongiuro beneaugurante del palcoscenico, infatti, quello che il nuovo presidente e direttore artistico del Festival dei Due Mondi di Spoleto indirizza a se stesso. Sa di averne bisogno. Dal 27 giugno al 13 luglio la rassegna spoletina non si svolgerà più sotto il nome e nume tutelare di Giancarlo Menotti, che la fondò oltre mezzo secolo fa rendendola celebre nel mondo. Ma sotto al suo. Scomparso il maestro nel 2006, infuocate battaglie legali hanno estromesso dal festival l'erede Francis, figlio di Menotti; cosicché ora Ferrara deve vedersela non solo col ricordo di quattro decenni di storica e sfolgorante gestione menottiana; ma anche con l'indiscutibile declino dell'ultima fase. Cui proprio lui, ora, deve porre rimedio. E almeno formalmente sembra aver iniziato col piede giusto: innanzitutto inalberando il titolo Festival dei Due Mondi, a lungo conteso proprio fra lui e Francis. E poi affidandosi a una squadra di esperti che annovera, fra gli altri, Alessandra Ferri per il balletto, Alessio Vlad per la musica, Ernesto Galli Della Loggia per la cultura.
Il nutrito cartellone denuncia l'esperienza francese di Ferrara in molte scelte - come L'Histoire de Babar di Poulenc o La boite a joujoux di Debussy - ma i motivi d'interesse sono legati soprattutto a Padmavati, curiosa opera-ballet indiana diretta dal regista Saniay Leeza Bhansali; al ritorno del grande balletto, col Birth-Day di Jiri Kylian o il Men Only affidato all'Aterballetto e alla Compagnia Antonio Gades; ad alcuni impegnativi titoli di prosa, come la brechtiana Opera da tre soldi interpretata dal Berliner Ensemble per la regia di Bob Wilson, o come le Lezioni di Teatro tenute da Luca Ronconi. Resiste lo storico Concerto in Piazza, consegnato alla London Symphony, mentre invece scompaiono gli indimenticabili Concerti di Mezzogiorno, spostati alle ore 19. «Il festival è salvo - annuncia il ministro Rutelli -. Questo è il suo rilancio. Ha superato la fase del declino». E Menotti? L’unica traccia del maestro nel programma è un solo, timido concerto, a lui dedicato il 7 luglio.