Debutta Barbareschi, Luxuria esce di scena

da Milano

Esordienti di fama in entrambi i partiti maggiori, esclusi di «peso» quasi solo a sinistra. Questo in estrema sintesi è il risultato delle elezioni per la Camera, dove il 29 aprile, per la seduta che aprirà la sedicesima legislatura repubblicana, approderanno per la prima volta eletti del Pdl come Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della libertà, l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola, il farmacologo Umberto Scapagnini, medico personale di Silvio Berlusconi ed ex sindaco di Catania, l’ex comandante generale della Guardia di finanza Roberto Speciale, gli imprenditori Santo Versace e Ettore Riello, l’attore Luca Barbareschi e Deborah Bergamini, ex dirigente Rai ed ex collaboratrice di Silvio Berlusconi.
Sotto le insegne della Lega arrivano alla Camera l’eurodeputato e capogruppo del Carroccio al Consiglio comunale di Milano Matteo Salvini e l’ex presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni.
Per il Movimento per l’autonomia arriva alla Camera Raffaele Lombardo, eletto anche presidente della Regione Siciliana.
Per il Partito democratico, invece, esordiscono a Montecitorio fra gli altri Giovanni Bachelet (Pd), figlio del giurista ucciso dalle Br, la ricercatrice Marianna Madia, gli imprenditori Massimo Calearo e Matteo Colaninno, l’ex delegata capitolina all’handicap Ileana Argentin e Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro delle Comunicazioni Salvatore.
Ma la persona pubblica di maggiore esperienza che esordisce a Montecitorio è probabilmente il sessantacinquenne Savino Pezzotta (Udc), ex leader della Cisl e promotore del Family day.
Fra gli esclusi, oltre che i big della Sinistra arcobaleno come Fausto Bertinotti, Alfonso Pecoraro Scanio e Franco Giordano, anche il no global campano Francesco Caruso, il transgender Vladimir Luxuria, l’ex capogruppo dell’Udc a Montecitorio Luca Volontè e la candidata premier de La Destra Daniela Santanchè. Nel Pdl non ce l’hanno fatta il vicesindaco di Milano e senatore uscente Riccardo De Corato e l’ex vicedirettore di Libero, Renato Farina, che sperano nei ripescaggi.
Le opzioni. Alla Camera il ricambio dipenderà molto dalle scelte dei big e dal meccanismo delle opzioni. La legge prevede infatti che un parlamentare eletto in più circoscrizioni ha tempo per optare per una di esse fino all’ottavo giorno dopo l’ultima proclamazione da parte delle Corti d’appello. Ciò vuol dire che i plurieletti hanno tempo per scegliere la loro circoscrizione fino al 2 maggio. È il caso, ad esempio, di tutti i leader dei partiti, a cominciare da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini (che risultano eletti rispettivamente in 25 e 24 delle 26 circoscrizioni), e Pier Ferdinando Casini (17); ma anche Umberto Bossi (13), Antonio Di Pietro (19), Raffaele Lombardo (6) e Massimo D’Alema (2). Una volta che sceglieranno in quale circoscrizione vogliono essere eletti, scatterà lo scorrimento della lista verso il basso che premierà i primi non eletti delle varie circoscrizioni.