«Debuttante» di gran classe Ecco la nuova Ornella Muti

«L’invidia! Qui a nessuno j’è annata giù la fortuna che c’è capitata» così Immacolata, alias l’illustre debuttante Ornella Muti al suo battesimo teatrale nella commedia L’Ebreo di Gianni Clementi - premio Siae.Agis.Eti 2007- da stasera al Valle, si prepara ad affrontare nella pièce diretta da Enrico Maria Lamanna, la resa dei conti col passato e i fantasmi che minacciano la sua condizione di ex serva arricchitasi grazie alle leggi razziali del ’38. Come accadde a molti ebrei infatti, per evitare l’esproprio prima della deportazione, «il Padrone», un ricco commerciante del ghetto, intestò le sue proprietà a un prestanome: il marito di Immacolata, ex fattorino (Emilio Bonucci), divenuto suo malgrado ricco proprietario rimasto legato agli amici di sempre tra cui Tito (Pino Quartullo), un idraulico pieno di «buffi da tutti i pizzi». Ma dopo tredici anni di benessere usurpato, qualcuno bussa alla porta: presenza reale, rimorso o entrambi? La commedia intrigante e grottesca, si colora di tratti comici che permeano l’atmosfera da thriller, amplificata da un eccezionale percorso musicale e sonoro. Nell’anno della nevicata a Roma, quella del ’56, prende corpo questo noir in dialetto romanesco, ambientato proprio nel Ghetto di Roma, in cui ancora oggi per molti ebrei è difficile avvicinarsi a negozi o palazzi usurpati dai «fidati» prestanome di allora. Già passata per Civitavecchia, Napoli e Firenze, la commedia (e la sua interprete) ha riscosso un buon successo. Il sipario del Valle si alza quindi su una «collaudata» Ornella Muti: chioma bionda, vestaglia bianca di raso di hollywoodiana memoria, innata padronanza della scena, dove il suo corpo si fa plasmare fin nei minimi guizzi, dalle complesse emozioni che invadono questo personaggio. Una «lady Macbeth de noantri» così la definisce Lamanna, che l’ha diretta magistralmente lasciando affiorare con estrema sensibilità tutte le sfumature celate nello sguardo inquietante e magnetico che ha incantato i più grandi registi di casa nostra e non. L’attrice triestina si misura qui con il dialetto romano dell’epoca, con invidiabile naturalezza e intensità, riuscendo a portare la verità del cinema a teatro: «Soffrendo ogni sera come fosse la prima volta» come rivela lei stessa. Considerata da un recente sondaggio del mensile Max, al primo posto tra le più belle attrici italiane all’estero, davanti anche a Monica Bellucci, la Muti rimette al pubblico l’ultima parola sulle sue qualità di attrice.
Lamanna ama misurarsi con la drammaturgia contemporanea; ci porta attraverso un film in bianco e nero sul tipo di Poveri ma belli, dove Immacolata diventa anche una creatura della cinematografia di Aldrich degli anni 60 . In scena con Ornella-Immacolata, Emilio Bonucci nel ruolo dell’ingenuo marito Marcello, che torna a calcare le scene con l’eleganza e la naturalezza della sua premiata carriera. Invidiabile la modernità di quest’attore che all'apertura del sipario ci porta immediatamente nelle atmosfere della roma del ’56 e nel conflitto tra i valori del passato e le pressioni del nuovo che avanza cui non riesce ad adeguarsi, strappa sorrisi fino al sorprendente epilogo. Prezioso ago della bilancia dell’intera vicenda, Tito, ovvero un brillante Pino Quartullo, idraulico amico di famiglia che si lascerà sedurre in tutto e per tutto dalla diabolica padrona di casa. Quartullo esprime una maturità espressiva che passa dal registro comico al drammatico rivelando una malinconia e una sottile inquietudine in cui tutti possono riconoscersi. Complice dell’intera vicenda, l’ingresso della televisione nelle case proprio in quel periodo, tra Lascia o raddoppia e i primi telegiornali, angelo e demone al servizio della debolezza di tutti. La commedia dosando comicità e dramma, lascia emergere via via la scomoda verità che potrebbe materializzarsi dietro una porta chiusa.
Fino al 7 marzo.