Il debutto di D'Alema: offese al centrodestra

Rifondazione boccia il progetto: «Nel programma non c’è». Berlusconi: «Dicono di no per non vedermi come promotore di un intervento epocale»

da Roma

Felpato e cauto sulla sua materia di governo, la politica estera (pur con qualche punta di veleno contro quegli «ambienti politici e intellettuali», un tempo li chiamava «salotti», che vorrebbero far passare lui e parte della sinistra per «nemici di Israele»). Polemico, fino all’insulto, verso l’opposizione e soprattutto verso Silvio Berlusconi. Ma al tempo stesso, con acrobazia politica, sostenitore esplicito di un dialogo che deve portare a «una comune responsabilità per quanto attiene al funzionamento delle istituzioni».
Massimo D’Alema, agli esordi da vicepremier, fa sentire la sua voce. La telefonata di Condoleezza Rice gli ha fatto senza dubbio piacere. Ma alla soddisfazione si accompagna subito la malizia. «Un gesto molto apprezzabile. Mentre Berlusconi non è riuscito a telefonare a Prodi perché proprio non gli riesce di farlo, la signora Rice mi ha telefonato perché negli Stati Uniti vivono persone normali». D’Alema ci tiene a sottolineare che con l’Amministrazione americana i rapporti sono ben impostati: «Amici, ma non ossequiosi sulle scelte non giuste», è la formula che conia per definirli. E di interlocutori così gli Usa hanno un gran bisogno: «Se avessero avuto amici più sinceri non avrebbero commesso certi errori», come la guerra in Irak. Dal quale le truppe italiane dovranno rientrare perché «è quello che avevamo promesso», ma senza «atti irresponsabili».
Quanto a Israele, D’Alema non cela la sua irritazione contro chi gli vuole «cucire addosso» i panni «grotteschi» di nemico di quel «Paese democratico». «Si è montata una campagna sull’antisemitismo della sinistra che non ha fondamento», assicura. E però, se mai qualcuno gli volesse rinfacciare qualche mano tesa e giustificazionismo di troppo verso i vincitori delle elezioni palestinesi, e anche qualche avventata intervista ad Al Jazeera di Prodi, D’Alema promette che «l’Italia non intende minimamente rompere quella collocazione unanime dell’Europa che tende a isolare Hamas». Il vicepremier smentisce di esser stato lui a proporre a Fini la presidenza della commissione Esteri della Camera: «È un falso, mi sono limitato a rispondere che ero favorevole». Ma «resto convinto che sulla politica estera serva un bipolarismo civile». Un auspicio non del tutto compatibile con le bordate lanciate contro il leader dell’opposizione. «Berlusconi è esperto in tanti campi ma sulla moralità non è la principale autorità nel Paese. Il centrodestra ha un’idea calcistica della politica, alla Moggi» attacca D’Alema. «Noi siamo aperti al dialogo ma non è facile lavorare con chi continua a parlare di brogli. Berlusconi dovrebbe farsene una ragione ed è presto per parlare di rivincita con le elezioni regionali. Berlusconi spera di vincere il 28 maggio per destabilizzare il Paese ma se riperde si metterà a tacere».
Le frasi del nuovo ministro degli Esteri non passano ovviamente inosservate sul fronte dell’opposizione. E da Forza Italia partono fendenti pesanti. «Siamo riusciti a evitare lo scandalo di D’Alema al Quirinale ma non siamo riusciti purtroppo ad evitare la vergogna per l’Italia di averlo ministro degli Esteri» commenta Sandro Bondi. «Devo riconoscere tuttavia con ammirazione - aggiunge il coordinatore azzurro - la disinvoltura con la quale D’Alema è passato dalla ricerca di un accordo con Berlusconi per essere eletto al Quirinale all’attacco gratuito, provocatorio e irridente nei confronti di coloro ai quali pochi giorni prima si rivolgeva con parole mielose». Un affondo rafforzato dall’interrogativo posto da Paolo Bonaiuti. «La sinistra in un mese ha occupato tutte le cariche possibili dello Stato e si prepara a occupare in forze anche la Rai ignorando le richieste di più della metà degli italiani che hanno votato per la Cdl. E l’onorevole D’Alema ci vuole ancora impartire lezioni di morale?».