Il debutto l’8 novembre

da Milano

Damiani brillerà in Borsa dall’8 novembre. A Piazza Affari, quindi, ci sarà per la prima volta un’azienda orafa: i Damiani, infatti, prima che venditori, sono e restano produttori di gioielli, nel solco della tradizione del distretto di Valenza, dove il gruppo è nato nel 1924. A traghettarlo sul mercato, nel segmento Star, è ora la terza generazione, con Guido Damiani, presidente e amministratore delegato, affiancato dai fratelli Silvia e Giorgio e dalla madre Gabriella, presidente onorario dopo la prematura scomparsa del marito nel 1996.
Oggi, oltre al marchio di famiglia, Damiani possiede anche Alfieri StJohn, Salvini, Bliss - dedicato ai più giovani, con Paris Hilton come testimonial - e dal 2006 controlla anche la storica griffe milanese Calderoni, che ora intende rilanciare a tutto campo. Ma saranno Damiani e Bliss gli «arieti» destinati a sfondare sul mercato internazionale attraverso quella che lo stesso ad ha definito una «strategia a tenaglia», tra fascia alta e fascia bassa di prodotto.
L’obiettivo della quotazione è chiaro: «Vogliamo finanziare i nostri investimenti, a cominciare dai nuovi negozi che apriremo nel mondo, aumentare la notorietà del nostro marchio e incentivare il management», ha detto Guido Damiani.
Il gruppo ha chiuso al 31 marzo l’esercizio 2006-2007 con 168 milioni di ricavi, un margine operativo lordo di 27,8 milioni e un utile netto di 14,2 milioni. Il 76% del fatturato è realizzato in Italia, l’8% in Giappone, il 4% in America e il 12% nel resto del mondo, mercato in crescita grazie ai nuovi ricchi dei Paesi emergenti.
E sono proprio queste aree geografiche, dall’ex Unione Sovietica a Medio Oriente e Cina, che alimentano la ripresa del lusso, e di conseguenza il rinnovato interesse per la Borsa delle aziende italiane, che del settore sono pilastri portanti. Secondo l’ultima ricerca di Altagamma - l’associazione che riunisce appunto le imprese che operano nella fascia alta del mercato - il giro d’affari mondiale del lusso è in crescita tra il 7 e il 9 per cento: e la corsa continua. Ed ecco perchè, nonostante la congiuntura internazionale non sia delle più facili, tra supereuro, il caro petrolio e la crisi dei subprime, il lusso made in Italy da qualche tempo a questa parte punta su Piazza Affari con l’entusiasmo dei tempi d’oro, ante 11 settembre: Aeffe e Piquadro si sono già quotati, Ferragamo e Prada si preparano a farlo, e ora è il turno di Damiani.