Il Decalogo del Premio Letterario Perfetto

Una leggenda, di sicura matrice romantico-nostalgica, vuole che in Italia i premi letterari siano ormai un vacuo esercizio di potere, dove le case editrici maneggiano e si scambiano voti (a buon rendere, si capisce) per far passare il proprio candidato, a prescindere dalla bellezza dell’opera in gara. Altri, sicuramente male informati, sostengono che un’orgia di scrittori si getti nella mischia senza alcun pudore, concorrendo a diversi agoni contemporaneamente, pur di arraffare almeno uno dei premi in palio.
Ovviamente tali leggende metropolitane non hanno alcun riscontro nella pratica quotidiana, ma alcuni creduloni hanno pensato di far propria la proposta lanciata dall’inserto culturale del Figaro, dove si chiede un anno di sospensione per tutti i premi, in modo da riscrivere le regole: per esempio vietando il cumulo degli allori, chiedendo votazioni pubbliche con pubbliche motivazioni e giurie formate da non letterati, per limitare i giochi di squadra e il potere delle consorterie editoriali.
Sgomberiamo il campo da tali fesserie e proponiamo un Contro Decalogo per il Premio Perfetto:
1) Lo scrittore deve partecipare a più premi, in modo da potersi ritirare dalla gara A in cambio di favori nella gara B;
2) Lo scrittore deve presentare certificato medico che attesti di avere molto pelo sullo stomaco e di non soffrire di gastrite;
3) In giuria è raccomandabile che sia presente almeno un parente dello scrittore concorrente (sono ammessi cugini fino al terzo grado);
4) Nel caso in cui lo scrittore non abbia parenti o affini disponibili, in giuria è necessario che entri un amico fidato;
5) Per rispondere al requisito di cui al punto 4 il giurato deve almeno essere curatore di una collana per la stessa casa editrice del concorrente;
6) La votazione deve essere segreta;
7) I pacchetti di voti devono essere facilmente riconoscibili;
8) Le schede non contrassegnate o non riconducibili a una cordata, verranno considerate nulle;
9) Nel caso due scrittori ottengano lo stesso numero di voti vince di diritto il concorrente più anziano, in ossequio alla regola non scritta del «largo ai vecchi»;
10) Sono assolutamente da evitare le giurie popolari, troppo soggette ai gusti del mercato e poco affidabili.
In vista dell’apertura della stagione dei premi, chiediamo ai candidati, ai loro sponsor e alle case editrici interessate di attenersi scrupolosamente al succitato Decalogo.
caterina.soffici@ilgiornale.it