Dal decano Pisanu alla Bonino, quanti stagionati in parlamento

D'Alema e Veltroni debuttano nell'87. Ma Casini, Fini e Rutelli li battono: in Aula dal 1983. Le nuove leve non sono comunque di primo pelo: Vendola ha fatto quattro legislature, Chiamparino nel Pci dal 1975

Rottamare senza incentivi, suggerisce (o sanziona?) il primo cittadino di Firenze cui magari rifrulla nella testa quell’idea del «sindaco d’Italia» che fu tra le parole d’ordine uliviste mica troppo tempo fa. Parla dei «leader tristi del Pd» da mandare a casa come si era detto, dopo tre mandati parlamentari, e fa tre nomi ben noti al grande pubblico: D’Alema, Veltroni e Bersani. Ne fa altri tre come «portatori del nuovo»: Chiamparino, Zingaretti, Vendola. Peccato che l’ultimo di legislature ne abbia già cumulate 4, ma si vede che gode di uno speciale bonus del giovane podestà fiorentino che - senza peli sulla lingua - lancia la sfida: «Meglio un’accusa di arroganza che un processo per diserzione!».
E vai allora col taglio delle teste. Gli inossidabili fratelli coltelli Massimo e Walter sono in Parlamento dall’87: quasi 25 anni a giocare a Romolo e Remo con risultati, a dire il vero, non granché per le illusioni della sinistra. E va bene. Ma perché tacere allora della Finocchiaro, entrata anche lei (assieme alla Turco) proprio in quell’anno? E come mai Bersani va fatto scendere dalla giostra se vi è entrato solo nel 2001 e di giri ne ha fatti solo due e un pezzetto? Ah, sarà perché il numero uno dei Ds aveva calcato la scena in Emilia-Romagna fin dal ’93... Ma allora Chiamparino che il deputato l’ha fatto nel ’96, non è forse vero che lo si conosceva fin dal ’75 quando era capogruppo del Pci a Moncalieri, due passi da Torino? E che dire di Zingaretti che entrò in Campidoglio nel ’91, prima che Fini si candidasse contro quel Rutelli che in Parlamento c’è stato per ben 5 legislature, cambiando maglia più volte di Ibrahimovic, dall’estate dell’83?
Scrutando tra date e incarichi, in realtà, si scopre che sono sempre tre, posizionati a sinistra, a detenere il record di durata: Scalfaro si è fatto 16 legislature più la Costituente, come Andreotti ed Emilio Colombo, ma si tratta di senatori a vita e dunque per Renzi è più difficile rottamarli. Ma se il nostro volesse guardare appena un po’ oltre i confini del suo partito, potrà scoprire fossili di un certo interesse: Beppe Pisanu è dal ’72 - quando Zaccagnini lo nominò capo della sua segreteria politica - che siede ininterrottamente tra Camera e Senato; Carlo Vizzini, già numero uno del Psdi e poi nel Pdl, vi fece ingresso poco dopo: 1976. E come dimenticare Gianfranco Fini che da segretario dei giovani del Msi arrivò nel 1983 esattamente come il concittadino (e poi a lungo dirimpettaio) Pier Ferdinando Casini? Lunga è la serie di chi la politica l’ha fatta per anni, come professione. Rosy Bindi, per tornare a sinistra, arriva alla Camera solo nel ’94 (e son già quasi 20 anni...) ma dall’89 era europarlamentare dopo aver retto a lungo la dc veneta. Anche Maria Pia Garavaglia, oggi rientrata al Senato dopo la presidenza della Cri, è dal ’79 che calpesta i corridoi di Montecitorio.
A destra, specie in chi fu già eletto nel vecchio Msi, sono alla soglia del ventennale La Russa, Gasparri, la Mussolini e, più al centro, Giovanardi, Baccini, Buttiglione. L’Umberto Bossi le nozze d’argento le celebra l’anno prossimo, mentre Emma Bonino già l’ha fatto, essendosi sciroppata quasi 7 legislature - a partire dal ’78 -, con qualche breve interruzione dovuta ai suoi incarichi europei.
E poi, a dirla davvero tutta, senza stare a misurare col bilancino la data d’ingresso nel palazzo, ci sono posizioni che danno da pensare. Che dire ad esempio del «giovane» Pistelli, che è ormai invecchiato un bel po’ sui banchi della Camera dopo assessorati a Firenze? O di Soro che da sindaco di Nuoro a consigliere regionale sardo ha trascorso una vita prima di arrivare a palazzo nel ’96? O, ancora, della ex-fascinosa Giovanna Melandri, che dopo un exploit televisivo nel ’96 che le fruttò poi un ruolo ministeriale è praticamente sparita dalla scena, pur rieletta a Montecitorio nell’ultimo giro? L’elenco potrebbe proseguire. Di gente che si muove nel palazzo, specie dal ’94 ad oggi, ce n’è parecchia: da entrambi i lati della barricata e pure in mezzo. Di nuovo c’è che il sindaco di Firenze Matteo Renzi ne reclama la rottamazione senza se e senza ma, pensando così di trovare maggiore spazio per le ambizioni sue e dei compagni.
Da che mondo è mondo, non è che siano mancati, in Italia e nel resto del pianeta, giovani che reclamavano spazi. Buffo solo che, in epoca di politically correct, su Alemanno che ipotizza la rottamazione di orridi edifici a Tor Bella Monaca piovano fulmini e indignate saette. Mentre a Renzi che indica deciso la soluzione finale per alcuni suoi consimili compagni di viaggio, tocchino invece i sorrisini deliziati di una certa sinistra. Più radical che chic.