Decine di killer a caccia di Bin Laden

La Cia mobilita i suoi agenti: Osama è nascosto al confine Pakistan-Afghanistan e riorganizza i campi d’addestramento

Lui oggi festeggia indisturbato il suo mezzo secolo, ma i cacciatori sono ottimisti. Giurano di aver pronta la pallottola da regalargli. Garantiscono che questo sarà il suo ultimo compleanno da uomo vivo e libero. Difficile crederci quando il 50enne in questione è Osama Bin Laden. L’uomo più braccato del pianeta ha, fino a oggi, eluso tutti i tentativi della Cia di catturarlo. Stavolta però Langley ha qualche certezza in più. Le voci parlano di foto satellitari e intercettazioni assai precise. Immagini di Osama e conversazioni con il suo braccio destro Ayman Zawahiri catturate dai satelliti che scannerizzano costantemente ogni centimetro dell’area tribale pakistana al confine meridionale dell’Afghanistan. Non si sa se siano state inserite nel rapporto sbattuto sotto gli occhi del presidente pakistano Pervez Musharraf durante l’incontro della settimana scorsa con il vice presidente americano Dick Cheney e il numero due della Cia Stephen Kappes. Di certo l’imbarazzante documento conteneva le foto dei campi di Al Qaida, le prove della sostanziale impunità di cui godono i terroristi nell’area tribale pakistana, l’evidenza dell’assoluta libertà con cui attraversano il confine afghano. L’impunità garantita dai servizi segreti pakistani deve però aver indotto Al Qaida e i suoi capi ad abbassare la guardia. Dal 2001 a oggi i satelliti spia americani non erano mai riusciti né a individuare simili assembramenti di terroristi, né a definire con precisione la regione in cui si troverebbe Bin Laden. Stavolta, invece, la zona sembra esser stata localizzata con sufficiente certezza. Così mentre a Islamabad Cheney e Kappes mettevano Musharraf con le spalle al muro a Washington il direttore della National Intelligence, ammiraglio Mike McConnel, comunicava al Senato la presenza di Bin Laden e Ayman Zawahiri in Pakistan e riferiva sugli sforzi di Al Qaida per rimettere in funzione i vecchi campi di addestramento.
Nel frattempo al confine pakistano afghano ripartiva la grande caccia. Le squadre della Cia adesso sanno dove cercare e cosa attendere. Devono tener d’occhio valli e gole a metà altitudine, al limite dello scarso manto nevoso caduto sui passi impervi dell’area tribale. Osama l’inverno l’ha passato lì. Abbastanza in alto da poter individuare visitatori inattesi. Abbastanza in basso da non restar bloccato dalla neve. Abbastanza vicino ai territori afghani in caso di fuga improvvisa. Ora, però, Osama Bin Laden deve salire di quota, cercare un rifugio sicuro anche per l’estate. La necessità rischia di tradirlo. Le squadre d’eliminazione della Cia acquattate tra le montagne stanno restringendo l’area di azione sguinzagliando i loro segugi locali o afghani. Naturalmente la grande battaglia si combatte sui due lati del confine. Mentre la Nato cerca di bloccare e congestionare i valichi di frontiera impedendo ai talebani e ai loro alleati di Al Qaida di penetrare in Afghanistan le forze speciali americane battono la zona grigia al confine e i cacciatori della Cia setacciano il pagliaio pakistano.
La quarta mossa indispensabile per lo scacco matto è la rescissione della rete di complicità tra servizi segreti, capi tribali pakistani e vertici di Al Qaida. L’incursione di Cheney e Kappes, la minaccia di tagli agli aiuti economici puntavano proprio a quell’obiettivo. Anche così la partita resta difficile. Il taglio degli aiuti è un’arma a doppio taglio che rischia di indebolire Musharraf e consegnare la potenza nucleare pakistana a generali legati a doppio filo al fondamentalismo islamico. La pressione dunque durerà poco. Quanto basta per bloccare per qualche settimana le protezioni ad Al Qaida. In quella finestra temporale dovranno agire cacciatori e segugi per colpire un Bin Laden reso momentaneamente cieco e visibile dalla caduta del mantello di protezione pakistano.