Decine di persone travolte dalle macerie. Il racconto di una testimone: «Erano due anni che sentivamo odore di metano». Sul posto anche la Moratti e Formigoni Crolla una palazzina a Milano: morti e feriti Fra le vittime un bimbo di 7 anni. Recuperati an

«Ho pensato a una bomba». Sono almeno 150 le persone sfollate

Gianandrea Zagato

da Milano

La speranza muore a mezzanotte. Quando la mamma di Francesco non ha più nemmeno gli occhi per piangere: il suo bimbo è stato ritrovato sepolto sotto tre metri di macerie del civico 7 di via Lomellina. Ritrovato morto, tre ore dopo quel boato che ha fatto venire giù la palazzina come se fosse di cartapesta. E con Francesco salgono a tre le vittime di quell’esplosione dello stabile che si è accartocciato su se stesso, come se fosse stato colpito da una bomba. Finale di una tragica serata iniziata alle 19.59 quando le pareti e i pavimenti crollano, trascinano ogni cosa e dalle macerie sale una fitta nebbia di polvere sospesa nell’aria. E quando la nebbia dirada c’è già chi scava con le mani in quei metri di rovine fumanti: si cercano bambini e non si sa quanti morti. Tutt’attorno i segni dell’esplosione: vetrine sventrate, porte divelte, auto distrutte e i vetri delle case andate in mille pezzi nel raggio di cento e più metri. No, non è stato un attentato - spiegano subito i soccorritori - ma una fuga di gas. Si guarda all’insù, dov’era il secondo piano di una casa di ringhiera, quartiere Corsica, periferia milanese. Una fuga di gas, un forte odore testimoniato da tutti anche dal sopravvissuto Sari, interprete libanese: «Si sentiva soprattutto la mattina e la sera. Ogni tanto passava un privato a riparare i tubi, gli si dava trenta euro. Due anni con quell’odore più forte quando gli scarichi dello smog erano meno intensi. Il proprietario? Sì, l’avevamo avvertito...». Racconto spezzato dalle urla e dal pianto di un giovane albanese, «mio fratello non risponde al cellulare: temo che Besnik Leshi sia morto, lui era venuto qui per un aperitivo ma, adesso, il suo telefonino squilla a vuoto». Refrain ripetuto all’infinito con gli occhi puntati sul quel buco dove prima c’era il bar «Sette», quel bar al piano terra sempre affollato.
E mentre un bambino viene ritrovato vivo tra le macerie, si cerca disperatamente Francesco di sette anni, figlio del titolare del bar, che è rimasto sepolto: era in casa, al primo piano, proprio sopra il bar di famiglia e giocava alla playstation mentre mamma e papà in negozio tiravano le somme della loro giornata di lavoro. In un angolo ci sono due corpi, quello del pensionato sessantottenne Tommaso Giaccola e di un albanese trentenne, e pochi metri più in là, sotto un tendone della Croce rossa, i primi soccorsi per i feriti: conta che, due ore dopo, si ferma a diciannove tra cui pure la moglie di una delle due vittime. I nomi? Non c’è tempo per identificarli: un minuto, due minuti e via, sirene spiegate, verso gli ospedali cittadini che sono stati tutti allertati. Arrivano Letizia Moratti e il presidente della Regione Roberto Formigoni, la mamma del bimbo scomparso si getta tra le braccia del sindaco, «se non lo trovano mi ammazzo»: sguardo fisso nel vuoto, parole di conforto - «è una situazione non facile» - e la disperazione nel viso delle due donne. Istantanea rotta dal pm di turno, Luigi Orsi, che conferma: «È stata una fuga di gas». Virgolettato senza aggiunte ma con gli occhi puntati alla macchina dei soccorsi, dove s’attende il miracolo: che Francesco imprigionato sia ritrovato vivo.
Speranza della Milano che assiste alla tragedia, tenuta a distanza dalle forze dell’ordine, quella folla che accoglie con sorrisi Angela di otto anni: è ferita leggermente a una gamba e al viso e sa di aver avuto coraggio e fortuna, «sono fuggita per le scale, sono scappata quando ho sentito lo scoppio fortissimo, ho preso la mia gattina e via, di corsa, in discesa quasi senza fare i gradini». Gattina in braccio e il singhiozzo liberatorio di chi non è rimasta paralizzata dalla paura. Carezza del questore Paolo Scarpis che fa i conti della tragedia, «il civico 7 doveva contenere 58 persone ma, forse, erano in casa poco più della metà e poi ci sono anche il 5 e il 9 che hanno subito danni»: cento e passa sfollati cui il Comune offre un tetto ma non abbandonano via Lomellina, restano lì ad osservare il lavoro dei soccorsi alla luce delle fotoelettriche.
Spuntano anche i volontari. Adesso, non servono le parole: ora, bisogna scavare lì sotto, anche con particolari sonde, e ritrovare Francesco, magari chiedendo al nonno il punto esatto in cui si trovava in casa alle 19.59. Uno sforzo di memoria perché la speranza non svanisca come quella polvere ancora sospesa nell’aria. Ma a mezzanotte finisce la vita di una mamma, che non si dà più pace. E intanto si continua a scavare.