«Decisi il 16 ottobre gli arresti scattati ora»

Adalberto Signore

nostro inviato a Pescara

L’umore è ottimo, perché Silvio Berlusconi è decisamente convinto che Lucia Annunziata abbia messo a segno un vero e proprio autogol. Così, appena uscito dagli studi della Rai, chiede che la cassetta con la registrazione di In mezz'ora sia spedita in tutta fretta a Pescara per essere mandata in onda durante la convention serale che lo aspetta in Abruzzo. Un vero e proprio trionfo, con fischi a pioggia per l’ex presidente di viale Mazzini e applausi scroscianti quando sui maxischermi passa l’immagine del premier che si alza e se ne va dopo neanche venti minuti d’intervista. Un gesto di cui non è «assolutamente pentito», perché «era l’unica cosa che potevo fare di fronte a una conduzione inaccettabile».
Secondo Berlusconi, infatti, l’atteggiamento tenuto dall’Annunziata sarebbe una chiara violazione della legge. «della par condicio», ragiona con i suoi durante la cena elettorale che segue la convention di Pescara. Concetto che Giorgio Lainati, capogruppo azzurro in commissione di Vigilanza, spiega così: «L’articolo 6 della delibera approvata il primo febbraio 2006 recita chiaramente: “I direttori responsabili dei programmi, nonché i conduttori e i registi, curano che gli utenti non siano oggettivamente nella condizione di poter attribuire, in base alla conduzione del programma, specifici orientamenti politici ai conduttori o alla testata”. L’esatto contrario di quanto accaduto a In mezz’ora».
E finita la «replica» a uso e consumo degli oltre duemila militanti di Forza Italia, il premier racconta quella che definisce «un’avventura». «Avete visto - dice - come sono stato sempre educato, mentre cercava di sovrapporre la mia voce. Voi poi non avete modo di vedere... faceva segni con la testa, agitava le mani, cercava di mettermi in condizione di difficoltà, anche se è molto difficile riuscirci...». Poi, giù a scartabellare lanci d’agenzia con le dichiarazioni di esponenti del centrosinistra. «Angius», «Lusetti», «Giulietti», «Rizzo», tutti seguiti con perfetto tempismo da fischi di disappunto. Compreso Marco Follini che dice di essere stato convinto «più dal Berlusconi che parla al Congresso americano che da quello che parla alla televisione italiana». «Per fortuna c’è un alleato che mi difende, grazie per la difesa onorevole Follini», chiosa in un misto di ironia e amarezza.
Dall’Annunziata a Giovanni Floris il passo è breve. Le trasmissioni come Ballarò, dice, «falsificano la realtà e Floris è un campione di faziosità». «Noi - aggiunge - non faremo mai una cosa del genere perché siamo liberali e non diamo gomitate». Chiuso il discorso tv, il premier si sposta sulla carta stampata e torna ad attaccare il Corriere della Sera «che si è dichiarato». I «signori della sinistra», dice, prima «andavano con in tasca con l'Unità, adesso con il Corriere». E «presto», aggiunge, «si dichiareranno anche La Stampa e Il Sole-24 Ore».
Il Cavaliere torna pure sulle vicende giudiziarie, attacca nuovamente Magistratura democratica e gli intrecci tra politica e cooperative rosse. Poi, «da presidente del Consiglio» giura la sua estraneità ai fatti contestatigli dalla procura di Milano nell’inchiesta Mediaset. E spiega di aver detto ai giudici di fare «in forma precisa una rogatoria presso la Banca delle Bahamas da cui sono partiti quei soldi» perché «da questa rogatoria» si riuscirà «a trovare il numero e il titolare del conto» nonché «il documento che riguarda il passaggio dei soldi». Ebbene, continua, «cosa fanno questi giudici che hanno fatto centinaia di rogatorie su di me?». «Decidono - dice - che la rogatoria non è necessaria e avanzano la richiesta di rinvio a giudizio». E ancora: «Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente. E giuro da presidente del Consiglio che se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600mila dollari a questo signor Mills, vado a casa un minuto dopo, esco dalla politica». In caso contrario, invece, Berlusconi non ha dubbi: «Sarò ancora primo ministro nella prossima legislatura». Perché, aggiunge, «mandare a casa una squadra di governo che ha imparato a conoscere così bene l’azienda Italia per cinque anni sarebbe una pura follia». Dall’inchiesta Mediaset, l’offensiva del premier si allarga a tutta la Cdl che «è sotto accusa da parte dei giudici. Dentro la magistratura c’è Magistratura democratica che tutte le volte insabbia i processi in cui è coinvolta la sinistra mentre nei confronti della Cdl il trattamento è di grande tempestività. Hanno cominciato con Storace. La cosa scandalosa è che gli arresti erano già decisi il 16 ottobre. Perché si è deciso di aspettare fino a un mese dal voto? Ragioni politiche, elettorali. E per Moffa hanno scovato un abuso d’ufficio di 10 anni fa».
Poi, dopo due ore di comizio, la chiusa a uso e consumo della platea. «Da sabato sono anche ministro della Salute. Se qualcuno ha bisogno di consigli, conosco benissimo l’aspirina e - dice allargando le braccia - sono a vostra disposizione gratuitamente». Al che, si gira verso Andrea Pastore, esponente abruzzese di Forza Italia, e sfodera un sorriso. «Ora andiamo a festeggiare lo scudetto della Juventus», dice riferendosi all’ormai imminente incontro tra il Milan e i bianconeri. E aggiunge: «Meglio non confondere il sacro con il profano. Il sacro, naturalmente, è il calcio...».