È decisivo il cambio di strategia

I l ritorno della Ferrari alla strategia d'attacco, che avevo invocato fin dal Gp d'Australia, ha dato i suoi frutti, nonostante la grande circospezione iniziale di Schumacher, che può essere perdonato perché i numerosi colpi di sfortuna rendono prudenti anche i più spericolati. Tecnicamente, si comincia a ridimensionare la pratica delle gomme ultra-soffici della Michelin, contro l'impostazione conservativa della Bridgestone. Anche se la severità della pista di Montreal non ha risparmiato il materiale francese, che è divenuto liscio a metà. Le sospensioni di carta velina vanno giudicate in funzione della violenza degli urti contro i muretti: veramente notevole quello dello «sbadato» Button; meno duro quello di Alonso, che è stato punito dalla giustizia sportiva. Infatti, la sua arroganza con Fisichella, già lungamente «sabotato», ha fatto scalpore: chiedeva il permesso di compiere il sorpasso, vantandosi di essere più veloce, con molta meno benzina a bordo. Che brutto episodio. Che brutta squadra, tornata alle furberie della partenza.
Sempre in chiave tecnica, è stata importante la riaffermazione della McLaren nella capacità di sfruttare il tipo più «burroso» di pneumatici. Ma è stato fin troppo evidente che se la Ferrari fosse riuscita ad esercitare una pressione maggiore, i risultati non sarebbero stati gli stessi. La critica - costruttiva, s'intende - è che quando si decide di passare a questa aggressività tattica, con addirittura tre rifornimenti, per correre leggeri, con la gomma da intero gran premio, bisogna arrischiare un po' di più già in sede di qualificazioni e soprattutto nella fase iniziale della corsa. Probabilmente, su queste basi, la Bridgestone può riportare la Ferrari al successo, anche senza ulteriori investimenti.