Declassata la FranciaE ora ridi, pagliaccio

A forza di prendere schiaffo­ni in faccia, chissà se i solo­ni europei capiran­no che questa crisi non si guarisce con i pannicelli caldi imposti dalla Merkel

A forza di prendere schiaffo­ni in faccia, chissà se i solo­ni europei (e anche italia­ni, naturalmente) capiran­no che questa crisi non si guarisce con i pannicelli caldi imposti da An­gela Merkel agli Stati nazionali. Serve ben altro: una vera politica comunita­ria, economie coordinate, unità di ve­dute, revisione dei trattati che non so­no da considerare tavole della legge, ma regole da rinnovare in base ai mu­tamenti della realtà.

Ma questi sono discorsi teorici. E invece qui è necessario scendere sul terreno della vita quotidiana che ri­serva sempre qualche sorpresa. L’ul­tima, in ordine di tempo, è il declassa­mento della Francia (dell’Italia, del­la Spagna e del Portogallo) che ha per­so la tripla A, come a suo tempo la per­se l’Italia suscitando lo scherno di molti osservatori, a dire il vero poco neutrali e niente affatto sereni. Sissi­gnori. L’agenzia di rating Standard & Poor’s,ieri,a mercati aperti e in pros­simità del week end, ha pensato bene di prendere a calci anche gli spoc­chiosi transalpini, retrocedendoli senza riguardo insieme con noi.

Inutile dire che la notizia ha provo­cato un terremoto micidiale nelle Borse del vecchio continente. Con le inevitabili conseguenze: un attacco di panico non solo tra i finanzieri, ma anche fra i risparmiatori che da trop­pi anni vengono salassati. La botta ri­filata ai francesi non stupisce più di tanto. Il declassamento era nell’aria da settimane, ma tardava a venire e a Parigi si erano illusi che il pericolo fos­se ormai superato.

Superato un corno. A uno a uno, i Paesi boriosi che guardavano il no­stro dall’alto al basso sono destinati a subire lo stesso trattamento avuto dall’Italia. Conviene ricordare quel che accadde alcuni mesi orsono a Sil­vio Berlusconi, quando si recò a un vertice con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel allo scopo di illustrare i piani del governo per ri­mettere a posto i nostri conti (deficit e debito pubblico). Il Cavaliere parlò. Poi la cancelliera lanciò uno sguardo d’inte­sa al presidente francese ed entrambi scoppiarono a ridere, come per dire: ci si può fidare di questo qua? Sarkozy in particolare dette l’impressione di esse­re molto divertito. Pieno di sé, esami­nò con commiserazione il premier italia­no senza abbandonare un sorriso me­lenso. Ecco. La nemesi storica è arrivata puntuale a sgonfiare il pallone, affidan­do il compito di afflosciarlo a Standard & Poor’s, che non ha fallito il colpo: cen­trata e abbattuta la terza A. Il che signifi­ca in termini brutali che la Francia, l’Ita­lia, la Spagna e il Portogallo pari son nel giudizio internazionale sulla loro affida­bilità.

E allora quale motivo aveva Sarkozy di sfottere Berlusconi? Ora vediamo se ha ancora voglia di deriderci o se non ri­t­enga più dignitoso andare a nasconder­si, lui con la sua supponenza ingiustifica­ta. È probabile che la bocciatura gli inse­g­ni almeno a non fare più il pagliaccio ri­dens. Intendiamoci. Noi non sposiamo la teoria «mal comune mezzo gaudio». Non è questo il problema. Ci riallaccia­mo piuttosto a quanto scritto sopra. I guai delle potenze europee dipendono in massima parte dalla cattiva gestione della Ue, che ha una vocazione burocra­tica e nessuna capacità di adeguare la propria politica alla congiuntura.

Per non parlare dell’euro, che ieri ha perso sul dollaro parecchi punti. La dife­sa della moneta unica sarà anche dove­rosa (ne dubitiamo), ma non potrà pro­seguire in eterno. Ci sarà un momento in cui si capirà che l’adozione della divi­sa comunitaria è coincisa con l’inizio della sciagura. Basti pensare che l’Italia ha smesso di crescere dieci anni orsono. Non vuol dire nulla? Mediti il governo Monti che a due mesi dal proprio inse­diamento ha già ricevuto un cattivo voto da Standard & Poor’s. Professori, forse non avete studiato abbastanza. Invece di pensare ai tassisti e agli edicolanti, preoccupatevi di cose serie. Altrimenti il Belpaese, dopo la batosta di ieri, farà solo piangere i suoi cittadini. E il presi­dente bocconiano, che diceva di averci salvati dal burrone, passerà alla storia per averci buttati giù. O stiamo già roto­lando nel baratro?