Decolla la protesta più bella

Sei assistenti di volo della compagnia Livingston si sono tolte le
divise per realizzare un calendario: "La nostra società è in fallimento e
600 famiglie sono sul lastrico. Noi abbiamo deciso di aiutarle così..."

Premessa: questa intervista è stata fatta al telefono per assicurare la massima imparzialità. Anche perché, provateci voi: si parla di un calendario, di sei hostess e di scatti tipo quello che vedete in questa pagina, è dunque impossibile non virare (trattandosi di aerei) verso il lato glamour dell’immaginario maschile.

Invece si tratta di cosa seria, perché Sabrina Zanin (quella della foto), assistente di volo da 12 anni e senza stipendio da cinque mesi, parla a nome di altri 599 colleghi lasciati a terra dal fallimento della Livingston, compagnia aerea finita all’aria dopo mille promesse. Le solite. E trattandosi della vita di 600 famiglie, si capisce come la protesta più bella del mondo diventi l’ultima speranza: «Fossimo lavoratori Alitalia sarebbero tutti in piazza per noi. Invece ci siamo persi nella nebbia della pianura padana...».

Va bene, Sabrina, ci ha convinti. Ci spieghi.
«Tutto nasce un anno mezzo fa dal fallimento dei Viaggi del Ventaglio. Arriva il produttore Massimo Ferrero e la Livingston, ex Lauda Air, diventa sua».

Roba da cinema...
«Come no. Subito presenta una nuova divisa per le assistenti di volo, promette investimenti e nuove rotte».

E invece?
«Invece la divisa resta in bella mostra alle fiere e in breve tempo la situazione precipita».

A ottobre...
«Ancora prima. È da luglio che non riceviamo lo stipendio, abbiamo volato altri tre mesi pagandoci le spese. Poi sono spariti anche gli aerei».

Tutti in cassa integrazione, dunque.
«Già, magari. Ovvero: l’abbiamo ottenuta, sulla carta. Ma in Italia i tempi sono biblici: per ora niente soldi. E chissà per quanto».

Quindi ecco il calendario.
«Non avevamo più idee. Abbiamo protestato, siamo andati a spiegare la nostra situazione nelle sedi istituzionali. Niente. E allora...».

E allora dodici scatti per il 2011.
«Sì, due a testa, siamo in sei. Ma posiamo per 600».

Se sono tutti come voi vi riassumono in blocco.
«È l’unico modo per farci notare. Intanto che aspettiamo che i due possibili acquirenti rilevino la compagnia. C’è stato il bando, attendiamo la decisione e i 2 milioni di euro di cauzione per sanare gli arretrati».

Sabrina, lo dica chiaro. Cosa volete ottenere?
«Attenzione, solo quello. Per fortuna alcuni amici ci hanno aiutato, un marchio di intimo ci ha vestite, non paghiamo nulla. E il 23 presentiamo il calendario alla discoteca Gilda di Castelletto Ticino. Vicino a Malpensa...».

Quante copie, figliola?
«All’inizio 2500, tutte regalate. Poi vediamo: vorremmo venderlo magari sul web e col ricavato organizzare una festa per i nostri colleghi».

Insomma, tutta roba seria.
«Certo, vorrei che questo punto fosse chiaro: non vogliamo apparire, ma attrarre l’attenzione sul nostro problema. E sapere perché un uomo che afferma di produrre fiction per la Rai e che ha comprato multisale cinematografiche, non sia poi in grado di pagarci gli stipendi. E soprattutto perché gli è stato permesso di arrivare a questo punto».

Ma se poi le offrissero un altro calendario?
«È il primo e spero sia l’ultimo. Preferisco fare la hostess».

E le sua colleghe?
«Mah, non so. Che male ci sarebbe? Siamo ragazze dai 28 ai 37 anni, la sensualità non fa male a nessuno».

Dica la verità: quante avance ha ricevuto nella sua carriera?
«È successo, ma dipende da come un’assistente di volo si pone con i passeggeri. Se si è professionali, può capitare al massimo che qualcuno ti lasci un fiore sul sedile. Altri, invece...».

Invece?
«Noi siamo hostess di voli charter, spesso alle prese con clienti inesperti. Un esempio? Una volta uno si è lamentato perché non si apriva il finestrino... Una mia collega sta raccogliendo storie come queste per un libro».

Torniamo al calendario, per il momento.
«Sì, lo so, abbiamo sfruttato il nostro fascino per fare foto stile Anni ’50. Anche perché oggigiorno, in era low-cost, l’assistente di volo lo può fare chiunque...».

Voi, invece...
«Il nostro è un do ut des: abbiamo dato la nostra immagine, per ricevere interesse e solidarietà».

Posso dire? Se il 2011 è questo, funzionerà...
«Noi vorremmo tornare a stare in cielo come una stella. Speriamo davvero che funzioni».