Decreto anti crisi, la partita della previdenza: pensione a quota 97, ma più soldi agli enti locali

Il Pdl cerca sempre un compromesso con la Lega, ma si apre il fronte con i sindacati. Bonanni: &quot;Prima i tagli nel Palazzo&quot;. Domani il testo della riforma sbarca in commissione Bilancio. Intanto le <strong><a href="/interni/le_regioni_speciali_pronte_evitare_tagli/22-08-2011/articolo-id=541241-page=0-comments=1" target="_blank">Regioni speciali sono pronte a evitare i tagli
</a></strong>

Roma Proprio nel giorno dei no di Umberto Bossi, il toto-modifiche alla manovra torna a puntare sulle pensioni. Bocche cucite nei ministeri e telefoni spenti, ma i pochi che rispondono ammettono che siamo nella fase clou per la previdenza.
Ne ha parlato esplicitamente il segretario del Pdl Angelino Alfano ieri in un’intervista, nella quale ha confermato l’idea di alleggerire i tagli ai comuni coprendo le maggiori spese con un intervento sulla previdenza: «Faremo un ultimo tentativo per dire alla Lega che è ragionevole che vivendo più a lungo si vada in pensione più tardi e ciò senza mai toccare i diritti acquisiti di chi la pensione ce l`ha già». I due capitoli sui quali si può combinare lo «scambio», sono sempre le pensioni di anzianità, alzando i requisiti per il ritiro anticipato, e l’accelerazione sulla vecchiaia delle dipendenti private.

La partita è tutta politica e c’è ancora il veto del leader leghista. Ma qualcosa si potrebbe muovere alzano la posta sull’altro piatto della bilancia. Ad esempio ponendo l’accento sul fatto che le risorse liberate dall’accelerazione della riforma previdenziale andrebbero al welfare degli enti locali: pochi anni di lavoro in più in cambio di servizi per i non autosufficienti per gli anziani e asili.
Ma l’altro carico da mettere sul piatto della bilancia per convincere la Lega a concedere qualcosa sulle pensioni, passa anche per ripensamenti sul fronte dei tagli ai piccoli comuni. La cancellazione di quelli sotto i mille abitanti colpisce soprattutto il Nord. E di risparmi non ne porta molti. È di ieri la stima dell’Anpci (Associazione piccoli comuni) su quanto porterebbero gli accorpamenti: 6 milioni di euro di risparmi, «pari al costo di 13 deputati», il 5 per cento - aggiunge - «di quanto lo Stato eroga ogni anno in vitalizi per deputati e senatori».

L’idea di alleggerire la «casta» e stringere sui pensionandi fa letteralmente infuriare il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: «Mi sembra si stiano riconciliando sul no ai tagli alla politica. Non si punta sugli evasori, non si modifica nulla nelle articolazioni dello Stato e si va a pescare dalle solite pensioni. Proprio vero che cane non mangia cane».
Parole durissime pronunciate da un sindacato che non si è mai sottratto dal dialogo con il governo di centrodestra. E dalle quali traspare soprattutto l’irritazione per la prospettiva di un ammorbidimento dei tagli alla politica, sia pure locale. Se, come è stato ipotizzato in questi giorni, rispuntassero fuori altri tagli, magari con una ulteriore stretta sulle province o sulla politica romana, qualcosa potrebbe cambiare. La trattativa sulla previdenza è comunque tutta in mano alla politica. E, ancora una volta, ai contatti tra il premier Silvio Berlusconi Umberto Bossi.
Il possibile compromesso minimo resta quello di quota 97, con 61 anni di età minima, a partire dal 2012.

Misura che porterebbe poche risorse. E che non basterebbe alla parte (consistente) del Pdl che invece vorrebbe interventi che portino anche più equità. La ricetta di massima consiste nel portare l’età della pensione di vecchiaia delle dipendenti private a 65 anni entro il 2022, al ritmo di un sei mesi all’anno. E poi, sull’anzianità, arrivare a quota 100 nel giro di poco tempo, entro il 2015. In sostanza si eliminerebbe quello che resta dei pensionandi dell’anzianità.

Nel complesso, da entrambe le misure, non sarebbero coinvolti molti lavoratori. La misura sulle donne riguarderebbe circa 50mila pensionande. Se si cancellasse con un tratto di penna l’anzianità, si ritarderebbe il ritiro di circa 250 mila lavoratori, ha ricordato ieri Giuliano Cazzola, Pdl, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera e uno dei massimi esperti di previdenza italiani. «Assurdo non chiedergli il sacrificio per salvaguardare importanti servizi erogati dai Comuni virtuosi».

La trattativa sulla previdenza andrà avanti per tutto l’iter, che entrerà nel vivo domani alla Commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il relatore, il senatore Pdl Antonio Azzollini, ha già annunciato che ci saranno modifiche sul contributo di solidarietà: «Lavoreremo per introdurre una modulazione in rapporto alla numerosità della famiglia».