Decreto antiviolenza Frenano Prc e Verdi

Roma. Sul decreto del governo contro la violenza negli stadi la maggioranza è a un bivio. Oltre alle critiche mosse da Forza Italia (Pecorella spiega che è prioritario intervenire su un paio di punti) e da An, anche Rifondazione e Verdi hanno espresso forti perplessità sul provvedimento. Il testo era arrivato a Montecitorio forte dell’approvazione all’unanimità del Senato, ma il decreto scade il 9 aprile, a ridosso delle festività pasquali e Palazzo Madama si trova a dover affrontare altri nodi urgenti, come il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Il rischio concreto è quindi che la presentazione e l’approvazione di emendamenti a Montecitorio affossi il provvedimento. Nel dettaglio, gli aspetti che fanno più discutere sono il reato ideologico per chi espone striscioni; l’inasprimento delle pene, con reclusione anche fino a 18 anni, per l’autore di lesioni gravi ai danni delle forze dell'ordine; il differimento fino a 48 ore della flagranza di reato.
Ieri i capigruppo del centrosinistra hanno incontrato il viceministro dell’Interno Marco Minniti, facendo presente i «disagi» di fronte al testo del decreto. Tra le proposte emerse per evitare la pioggia di emendamenti c’è stata quella di approvarlo così com’è con l’impegno di varare subito un disegno di legge che intervenga per correggere alcune criticità. Criticità, assicura il presidente della Commissione Giustizia Pisicchio, sulle quali «c’è un giudizio convergente». E il presidente della Lega calcio Matarrese chiede modifiche nella parte in cui «si prevede che siano le società a pagare i costi di adeguamento degli stadi. Con tutte queste spese che abbiamo sarebbe un dissanguamento, bisogna discutere con gli enti locali».