Il decreto per le espulsioni è un flop

Dopo una settimana la conferma
che il decreto è stato una
barzelletta: meno di 30 stranieri rimpatriati in tutta Italia. <strong><a href="/a.pic1?ID=219486">Un giorno nella favela coi bimbi rom</a></strong>

Milano - Dopo essere nato in fretta e furia sta agonizzando moribondo il decreto legge di allontanamento dei romeni «per motivi imperativi di pubblica sicurezza» approvato d’urgenza dal governo la scorsa settimana dopo il brutale omicidio della povera Giovanna Reggiani. Basti pensare, infatti, che nella giornata di ieri, in tutta Italia, non è stato registrato l’allontanamento di nemmeno uno di questi soggetti e l’ufficio stampa del ministero degli Interni non ci ha potuto fornire alcun dato nazionale certo sui romeni allontanati in tutto il Paese sino a ieri. Quel che è certo è che in questa situazione Milano - grazie all’impegno del prefetto Gian Valerio Lombardi (è riuscito a produrre il testo per la modulistica che traducesse in termini concreti i parametri dei cosiddetti «motivi imperativi di pubblica sicurezza») e alle forze messe in campo dall’ufficio immigrazione (che stanno mandando i moduli ai colleghi di quasi tutte le questure d’Italia) - ha fatto scuola e quindi i suoi dati sono significativi: da venerdì scorso sono stati in tutto 4 gli allontanati sotto la Madonnina; altri due, fermati sabato, partiranno stamattina, mentre un altro romeno è stato fermato ieri e, a giudicare dai tempi biblici che queste pratiche stanno prendendo, verrà allontanato fisicamente a metà della prossima settimana. Al momento meglio di Milano hanno fatto solo Roma, con 7 allontanamenti e Lecce, che è a quota 6. Seguono Genova, con 5, Firenze e Torino con 2.
Eppure la legislazione d’urgenza, quella dei decreti legge, si addice a un’emergenza e quindi a una sottovalutazione della realtà che il governo ha ammesso implicitamente, anche se nessuno ha dichiarato: «scusate, ma ci siamo sbagliati sulla pericolosità dei romeni».
«Inoltre - ci spiegano all’ufficio immigrazione della questura di Roma - in tante città non sanno ancora come comportarsi, come interpretare i “motivi imperativi di pubblica sicurezza“. Ci sono prefetture che non hanno ancora materialmente allontanato nessuno, come Caserta. Senza contare le incongruenze del testo del ddl. L’articolo 7 bis dà i poteri al prefetto di allontanare i soggetti in questione entro 30 giorni, salvo i casi d’urgenza. Ma, nel decreto si dice anche che, «(...) per motivi imperativi (...) è il questore che può eseguire immediatamente l’allontanamento, palesando così un chiaro contrasto di competenze».
Da qualche giorno, poi, a Roma, gira una strana voce, peraltro già adombrata nel progetto di legge Amato-Ferrero. «Sembra che a breve il governo, per venire incontro a Rifondazione, - ci spiegano ancora in questura - voglia trasferire i compiti dai giudici di pace a quelli ordinari. Questo manderebbe all’aria le motivazioni di fondo che hanno ispirato il decreto legge: il giudice di pace convalida i fermi ma, anche quando si riserva un’ulteriore verifica, chiude l’udienza; il giudice ordinario, magari sulla base di una menzogna dichiarata dal romeno da allontanare (per esempio: «Aspetto una risposta da un datore di lavoro») blocca l’udienza e, per esperire un supplemento d’indagini, rimette il romeno in libertà... Ci siamo capiti?».
Intanto la Romania ha imposto all’Italia di comunicare in tempo reale alla propria ambasciata quanti allontanamenti stanno per essere effettuati. Questo ha portato a violare la Bossi-Fini che imponeva di chiedere a ogni espulso se desiderava o meno comunicare il provvedimento al proprio consolato. Ora, grazie a una circolare del ministero degli Affari esteri, non solo l’espulso non viene interpellato, ma il consolato è bypassato per trasmettere tutto all’organo politico, l’ambasciata.