Decreto intercettazioni: bastano i "gravi indizi"

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emendamenti. Il governo propone i "gravi indizi di colpevolezza" per l'autorizzazione. Eliminato il carcere per i giornalisti

Roma - Il governo ha presentato otto emendamenti al ddl sulle intercettazioni all’esame della commissione Giustizia della Camera. Tra le proposte di modifica anche quelle che prevedono l’esistenza di "gravi indizi di colpevolezza" per l’autorizzazione all’intercettazione, la rimodulazione della durata delle intercettazioni (che resta comunque fissata in 60 giorni), l’uso dei tabulati nei procedimenti contro ignoti, il ritorno alla soglia dei cinque anni per i reati intercettabili. Tra gli emendamenti dell’esecutivo anche quello che elimina il carcere per i giornalisti che pubblicano atti del procedimento coperti da segreto.

I limiti alle intercettazioni Torna il limite di cinque anni per l’attività di intercettazione che potrà riguardare tutti quei reati che prevedono, appunto, pene superiori ai cinque anni (e non più ai 10 anni), più alcune fattispecie già previste nell’attuale Codice di procedura penale come la pornografia minorile, il contrabbando, i reati contro la pubblica amministrazione e quelli relativi sostanze stupefacenti e armi. Potranno essere intercettabili anche i reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, molestia o disturbo delle persone con il mezzo del telefono. Dall’elenco dei reati che possono essere soggetti a intercettazione, però, scompaiono l’insider trading e l’aggiotaggio.

Le preoccupazioni dell'Anm "Allarme" viene espresso dall’Associazione nazionale magistrati per le proposte di modifica nella disciplina delle intercettazioni. In un documento preparato per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, l'Anm evidenzia come tali modifiche "indebolirebbero uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e rafforzerebbero forme di illegalità sempre più diffuse nel paese". Il sindacato delle toghe inoltre ribadisce la sua contrarietà alle riforme costituzionali sulla magistratura e il Csm: "Non sarebbero utili - spiega - nè al funzionamento della giustizia nè all’interesse dei cittadini ad ottenere decisioni rapide". Infine l’Anm boccia altre ipotesi di riforma come quelle sui rapporti tra pm e polizia giudiziaria, sottolineando come "non possono dirsi incoraggianti le proposte per sottrarre poteri investigativi all’ufficio del pm per affidarle all’iniziativa autonoma della polizia giudiziaria".