«Decreto legittimo: snellisce l’iter giudiziario»

da Roma

Consigliere Michele Saponara, lei fa parte della sesta Commissione del Csm che domani esaminerà il parere sul decreto sicurezza e gli emendamenti sospendi-processi: i relatori Roia e Pepino ne denunciano decisamente l’incostituzionalità. E il vicepresidente, Mancino, ricorda l’obbligatorietà dell’azione penale. Lei è di questo parere?
«Non sono assolutamente d’accordo. Comunque, quella di cui si parla è solo una bozza del parere che sarà discussa ed eventualmente modificata dalla Commissione, prima di essere sottoposta al plenum che voterà il testo definitivo».
Perché, secondo lei, non verrebbero violati gli articoli 111 e 3 della Costituzione, citati dai relatori?
«Si tratta dei principi di uguaglianza dei cittadini e di ragionevole durata dei processi. Ma bisogna considerare che la costituzionalità di una norma è alla luce del raccordo di tutti i principi costituzionali tra loro. Oggi l’obbligatorietà dell’azione penale dell’articolo 112 sta sulla carta e rischia di diventare un feticcio ma, vista la mole dei processi, è impossibile realizzarla e ogni procuratore sceglie i procedimenti da mandare avanti e quelli da mettere in secondo piano. Infatti, il Csm approvò la circolare Maddalena che stabiliva proprio una priorità tra i reati da perseguire, soprattutto rispetto agli effetti dell’indulto. Ecco, la Costituzione prevede non solo l’obbligatorietà dell’azione penale ma anche la ragionevole durata del processo e, nell’articolo 110, dà al ministro della Giustizia la responsabilità del funzionamento giudiziario, consentendo gli interventi del legislatore. Qui si tratta di un provvedimento proprio per snellire l’iter dei procedimenti».
Si dice che queste modifiche non possano essere introdotte con lo strumento del decreto legge.
«Il problema di costituzionalità si pone allo stesso modo con un disegno di legge. O il provvedimento è costituzionale o ha profili di legittimità e su questa eventualità c’è sempre la possibilità per il Parlamento di discuterne in sede di conversione del decreto legge. E poi, al momento della promulgazione lo valuterà il presidente della Repubblica. È tutto alla luce del sole».
In un’intervista Mancino ha detto che la Consulta boccerà il provvedimento sospendi-processi e lei ha precisato che parlava a titolo personale, non del Csm. È sembrato che volesse forzare la mano alla Commissione.
«Mancino poi ha precisato, spiegando che non è né un mago che fa profezie, né il portavoce della Consulta, ma esprimeva solo una sua previsione. Ognuno può dare il suo parere, ma la Commissione lavora liberamente e, comunque, sarà il plenum a decidere».
Il governo ha annunciato anche una riedizione del Lodo Schifani: è necessario per lei lo scudo per le massime autorità dello Stato?
«È sicuramente necessario. D’altronde, lo stesso Maccanico, che oltre ad essere un grande giurista è uomo di esperienza e di equilibrio, pensò a questo strumento perché da molti ne era avvertita la necessità. Poi lo fecero quasi tornare sui suoi passi e divenne il Lodo Schifani, che la Consulta bocciò ma ritenne modificabile. E ora tutti, anche esponenti della sinistra come Violante e Fassino, parlano dell’opportunità che le alte cariche siano protette. Anche nella precedente legislatura si è parlato di reintrodurre l’autorizzazione a procedere. Il concetto dovrebbe essere pacifico».
Ci vuole una legge costituzionale?
«Quella via ha tempi molto lunghi, ma credo che la stessa Consulta non escluda la legge ordinaria».